Analista di Bitunix: Le aspettative di cessate il fuoco riducono i premi di rischio, ma le sanzioni e le restrizioni sulle spedizioni si espandono. Il mercato entra in una fase di “allentamento superficiale, contrazione interna” con squilibri.
Il 17 aprile, il mercato ha iniziato a ricalcolare i prezzi in base alla "forma della guerra" piuttosto che alla "sua esistenza". Il passaggio da un accordo globale a un quadro temporaneo tra gli Stati Uniti e l’Iran, insieme ai crescenti segnali di cessate il fuoco, ha ridotto superficialmente il rischio estremo di gravi interruzioni dell’offerta, innescando direttamente un calo della domanda di dollaro come bene rifugio e un rimbalzo degli asset rischiosi. Tuttavia, parallelamente, gli Stati Uniti hanno ampliato le sanzioni alla navigazione e all’energia verso l’Iran, includendo petrolio greggio, prodotti raffinati e metalli industriali, segnalando che le restrizioni sostanziali dal lato dell’offerta non solo permangono, ma sono diventate più strutturali. Questo disallineamento tra “attese di allentamento e restrizione reale” sta distorcendo la formazione dei prezzi di mercato. Non c’è stato un vero allentamento nel mercato energetico, eppure il dollaro si è indebolito per via di una ritrovata propensione al rischio, creando un tipico disallineamento: gli asset rifugio riflettono prematuramente scenari ottimistici mentre le materie prime continuano a prezzare le restrizioni dell’offerta. È per questo che Wall Street ha iniziato in maniera uniforme ad adottare posizioni ribassiste sul dollaro; in sostanza non si tratta di un peggioramento dei fondamentali, ma di un comportamento di riequilibrio dei capitali che tornano dagli asset di guerra verso quelli a rischio. I cambiamenti più profondi provengono dalle politiche e dalla struttura dei flussi di capitale. La Federal Reserve mantiene un tono cauto o persino restrittivo internamente, mentre la valutazione di mercato riguardo ai tagli dei tassi durante l’anno si è drasticamente ridotta, segnalando che le aspettative sui tassi non si sono realmente spostate verso l’allentamento. Inoltre, gli avvertimenti degli ex Segretari al Tesoro sui rischi per la domanda di Treasury americani, uniti ai tassi a lungo termine che rimangono elevati, suggeriscono che la fiducia globale negli “asset privi di rischio” sta cominciando a vacillare marginalmente. Questo potrebbe indebolire ulteriormente il sostegno strutturale al dollaro, esponendolo di più alle oscillazioni del sentiment di rischio. Tornando al mercato delle criptovalute, BTC si trova attualmente in una tipica fase di redistribuzione della liquidità. Il prezzo ha testato diverse volte la zona di offerta sopra i 75.000 senza riuscire a stabilizzarsi, con forti liquidazioni e pressione da posizioni incastrate attorno ai 76.000; tuttavia, si è formato un chiaro supporto di liquidità tra 72.000 e 73.000, segnalando che i capitali non si sono ritirati, ma sono stati riallocati ad alta frequenza all’interno del range. Dal punto di vista della distribuzione delle liquidazioni, il mercato sta costruendo un nuovo equilibrio invece di proseguire con una tendenza unidirezionale. Complessivamente, il mercato è passato da essere “event-driven” a essere guidato dal disallineamento strutturale. Nel breve termine, le fluttuazioni dei prezzi dipenderanno più da come i flussi di capitale verranno riallocati tra asset rifugio, materie prime energetiche e asset rischiosi, piuttosto che da un singolo evento macro. La vera chiave ora non è se il conflitto terminerà, ma quando le restrizioni dell’offerta e le condizioni di liquidità torneranno ad allinearsi.
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