Baht tailandese: la "valuta rifugio del Sud-Est asiatico" ancorata all’oro
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Proseguendo la nostra serie sulle valute minori, oggi parleremo di una valuta ancorata all’oro, spesso definita la “valuta rifugio del Sud-est asiatico” e che le aziende cinesi che si espandono all’estero incontrano spesso: il baht thailandese.
Cos’è il baht thailandese? Quest’anno il baht ha perso il 3,7% contro il dollaro USA, classificandosi nella media tra le principali valute del Sud-est asiatico; tuttavia, l’anno scorso il baht è aumentato del 9% contro il dollaro, arrivando secondo (dietro solo al ringgit malese).
Come interpretare le performance del baht negli ultimi due anni? Un punto chiave è che è veramente molto legato all’oro.
Perché il cambio del baht è fortemente ancorato all’oro? La Thailandia non è uno dei principali produttori di oro, ma il volume delle transazioni in oro e le riserve d’oro della popolazione sono molto elevate. Secondo le statistiche, la riserva aurea pro capite in Thailandia è di circa 45 grammi a persona, per la maggior parte detenuta a livello privato. Tra i paesi emergenti, la Thailandia ha riserve auree pro capite superiori rispetto a Turchia, India e Cina.

Tuttavia, bisogna anche notare che il carattere di rifugio del baht non è così puro. Rispetto ad altre valute rifugio ancorate all’oro (come il franco svizzero), il baht non offre una funzione rifugio così pura. Negli ultimi anni di bull market dell’oro, il baht ha avuto una performance inferiore al franco svizzero. In sostanza, oltre alla correlazione finanziaria con l’oro, il baht presenta alcune debolezze a livello di fondamentali economici.
Quali sono le debolezze strutturali del baht? Principalmente due:
1) Il recupero del turismo è stato insufficiente. Il turismo rappresenta il settore portante dell’economia thailandese, e considerando anche hotel, ristorazione e settori correlati, l’intera filiera turistica pesa per oltre il 20% del PIL. Tuttavia, gli arrivi turistici in Thailandia non sono ancora tornati ai livelli pre-pandemia di 40 milioni di visitatori l’anno. Questo è dovuto in parte alla concorrenza di paesi vicini (come Singapore e Malaysia), e inoltre la Thailandia affronta alcune problematiche di immagine (come i casi di truffe elettroniche nei distretti turistici)...

2) Dipendenza energetica molto elevata. Alcuni paesi nel Sud-est asiatico sono esportatori netti di energia, altri importatori: la Thailandia rientra in quest’ultima categoria. Il tasso di dipendenza dalle importazioni di petrolio è al 94%, e le riserve interne sono limitate; di conseguenza, l’aumento del prezzo del petrolio intacca la stabilità economica del paese...
Quali sono le prospettive future per il cambio del baht?
Da un lato, il legame con l’oro impedisce di solito un forte indebolimento. Quest’anno (soprattutto dopo il Capodanno lunare), l’oro si trova in una fase di consolidamento dopo il forte rialzo. Ritengo che i rischi siano in gran parte già prezzati nei valori attuali dell’oro (4.400-4.500 unità), anche se i capitali retail stanno ancora defluendo e il mercato è sottile. Sotto molti punti di vista, però, l’oro a questi livelli presenta ancora interesse...
Dall’altra parte, i fondamentali del baht rimangono deboli, tra turismo e dipendenza energetica. In più, il tasso di interesse ufficiale (1%) è tra i più bassi del Sud-est asiatico, il che solitamente non favorisce la valuta. Secondo me, i fondamentali del baht sono migliori di quelli del dong vietnamita e della rupia indonesiana, ma più deboli del ringgit malese, posizionandosi quindi a metà classifica regionale.
Riassumendo quanto condiviso oggi:
1. Tra le valute del Sud-est asiatico, il baht si distingue per l’ancoraggio all’oro, tanto da essere chiamato “valuta rifugio regionale”. Tuttavia, il suo carattere rifugio è meno marcato rispetto, ad esempio, al franco svizzero;
2. Dal punto di vista dei fondamentali, il baht presenta due principali debolezze: 1) la ripresa del turismo post-pandemia è stata limitata a causa della forte concorrenza regionale, frenando performance economiche migliori; 2) il mix energetico è fragile, dipendendo fortemente dalle importazioni di petrolio, e quindi risulta poco resiliente agli shock esterni.
3. Guardando avanti, il collegamento all’oro proteggerebbe il baht da forti svalutazioni, ma le criticità strutturali rimangono, rendendo difficile aspettarsi performance autonome e brillanti. Apparentemente valuta rifugio, ma non fino in fondo: questa è la normalità del baht thailandese.

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