Le materie prime non sono mai state così economiche rispetto agli Stati Uniti! A Wall Street si sta raggiungendo un consenso: la pressione sugli asset tangibili aumenta
La valutazione delle materie prime rispetto al mercato azionario americano è scesa al livello più basso degli ultimi cinquant'anni, mentre le principali istituzioni di Wall Street stanno rapidamente convergendo su un giudizio condiviso: la scarsità delle risorse fisiche sta emergendo contemporaneamente in diverse categorie di beni, segnalando che una “compressione” sistemica degli asset reali potrebbe essere già silenziosamente iniziata.
Da Barclays, UBS, HSBC, fino a JP Morgan e Goldman Sachs, numerose istituzioni di primo piano hanno emesso avvisi: la carenza fisica delle materie prime sta spingendo i prezzi verso l’alto in modo drastico. La scorsa settimana, lo stratega di UBS Sagar Khandelwal ha fornito una chiara indicazione ai clienti, suggerendo di “posizionarsi per un ciclo rialzista delle materie prime”. Sabato scorso, Christopher LaFemina, responsabile globale della ricerca su metalli e mining di Jefferies e noto esperto di commodity a Wall Street, ha ulteriormente sottolineato che le materie prime, in termini storici, sono ancora valutate estremamente a sconto rispetto alle azioni americane.
Nel frattempo, i prezzi di diverse materie prime chiave sono aumentati in modo significativo: il rame ha superato i 14.000 dollari a tonnellata sul mercato di Londra, il prezzo del tungsteno ha superato i 3.000 dollari a tonnellata, l’uranio è tornato sopra i 90 dollari per libbra e i prodotti agricoli stanno continuando a salire vertiginosamente. Il senior strategist delle commodities Jeff Currie ha avvertito che “la scarsità nel mondo fisico” è attualmente il principale tema su cui porre attenzione, aggiungendo che “l’illusione dell’abbondanza probabilmente appartiene ormai al passato.”
Confronto di valutazione: minimo in cinquant’anni, segnali di svolta storica all’orizzonte
Nel suo report ai clienti, LaFemina ha confrontato lo S&P GSCI (l’indice S&P Goldman Sachs delle commodity) con lo S&P 500, mostrando che il rapporto tra i due è attualmente ai minimi storici mai visti in oltre cinquant’anni.

Questo livello estremamente basso non è inedito. In passato, simili minimi di valutazione si sono verificati durante le bolle dei “Nifty Fifty” e di Internet, per poi essere seguiti da performance delle materie prime nettamente migliori rispetto alle azioni. I successivi cicli rialzisti hanno coinciso rispettivamente con l’embargo petrolifero degli anni ‘70 e i periodi di alta inflazione, la Guerra del Golfo e il boom del prezzo del petrolio del 2008.
Il contesto attuale di questo minimo storico nasce dalla forte concentrazione, sia da parte degli investitori retail che istituzionali, sui titoli delle grandi imprese di cloud computing (hyperscalers) e sugli stock del settore dei chip di memoria, oltre alla corsa sfrenata su pochi titoli legati all’intelligenza artificiale. Il messaggio implicito di LaFemina è chiaro: se la febbre sull’AI dovesse raffreddarsi, la riallocazione dei capitali potrebbe dirigersi verso asset reali da tempo trascurati.
Lato offerta: forze multiple si sommano, la “tempesta perfetta” sta prendendo forma
Il rialzo dei prezzi delle materie prime non è causato da un solo fattore, ma da una serie di forze strutturali che stanno agendo in sinergia.
L’accelerazione dell’elettrificazione, la domanda crescente legata alla costruzione di infrastrutture per l’AI, il continuo aumento del consumo elettrico globale, la frammentazione geopolitica—soprattutto le restrizioni alle esportazioni di minerali strategici come il tungsteno e il germanio—insieme a anni di sotto-investimenti di capitale, stanno provocando una “tempesta perfetta” di restrizioni dal lato dell’offerta nei settori dell’energia, dei metalli e delle altre materie prime.
Otavio Costa di Azuria Capital ha scritto sui social: “La variazione a dieci anni del dollaro USA resta uno degli sviluppi macro più rilevanti al mondo di oggi.” Questa osservazione suggerisce che una debolezza strutturale e prolungata del dollaro continuerà a sostenere il prezzo delle materie prime denominate nella valuta statunitense.
Consenso istituzionale: dagli avvertimenti isolati all’appello collettivo
È rilevante notare che l’attuale narrazione di ottimismo sulle materie prime non è più il giudizio isolato di singole istituzioni, ma si sta trasformando nella visione mainstream di Wall Street.
Secondo quanto riportato, Barclays ha anticipato che “il prossimo shock delle commodity sta prendendo forma”; HSBC ha avvertito che “le scorte di riserva stanno rapidamente diminuendo”, segnala inoltre il rischio di uno shock alimentare globale in fase di maturazione; UBS raccomanda apertamente ai clienti di aggiustare i portafogli per un ciclo rialzista delle materie prime. Al contempo, le forniture globali delle materie prime fondamentali per la filiera dell’AI—come il tungsteno—sono state descritte come “quasi esaurite”.
Tuttavia, nonostante questi segnali si stiano accumulando, la maggior parte dei trader resta attualmente in una posizione attendista sul mercato delle commodity, focalizzando ancora l’attenzione sulle azioni tecnologiche. Questo gap di percezione potrebbe rappresentare, secondo LaFemina e altri, una storica opportunità—ed è anche il motivo per cui la reazione del mercato potrebbe essere particolarmente violenta quando il rischio latente si libererà.
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