Dopo l'attacco al gasdotto in Arabia Saudita, è stata ampliata l'esportazione dal Golfo: sette superpetroliere caricano 14 milioni di barili; durante la sessione il Brent supera i 100 dollari, il WTI scende di oltre il 6%.
La scorsa domenica, il carico di circa 14 milioni di barili di petrolio in un solo giorno ha ulteriormente dimostrato la capacità dell’Arabia Saudita di spostare rapidamente il fulcro delle esportazioni verso i porti del Golfo, indicando anche che la durata dell’interruzione dell’approvvigionamento potrebbe essere più breve rispetto alle precedenti pessimistiche aspettative del mercato.
Saudi Aramco ha riorganizzato con una rapidità superiore alle aspettative del mercato le proprie rotte di esportazione del petrolio, facendo svanire rapidamente il premio di rischio sulle interruzioni di fornitura accumulatosi in seguito agli attacchi agli oleodotti. I future sul petrolio internazionale sono finiti sotto pressione, accelerando la discesa questo lunedì, con il Brent che ha temporaneamente sfondato al ribasso il livello dei 100 dollari al barile.
Secondo i dati di TankerTrackers.com, domenica Saudi Aramco ha caricato circa 14 milioni di barili di petrolio su sette VLCC (Very Large Crude Carrier) nell’area del Golfo Persico. I media sottolineano che le immagini satellitari mostrano le suddette petroliere ormeggiate nelle acque vicino al porto di Ras Tanura. Questa mole di carico segnala chiaramente una parziale ripresa delle esportazioni saudite, colpendo direttamente il sentiment rialzista del mercato petrolifero e avviando la rivalutazione dei prezzi sulla rapida ripresa dell'export saudita.
Lunedì 21 settembre (ora della costa orientale degli Stati Uniti), i future sul Brent hanno chiuso in calo di 3,53 dollari, una diminuzione del 3,4%, a 100,34 dollari/barile; durante la seduta di Wall Street sono scesi sotto i 100 dollari per la prima volta dal 9 settembre. Il WTI statunitense con consegna ad ottobre è sceso del 4,51%, chiudendo a 95,78 dollari/barile; sia il Brent che il WTI hanno toccato i livelli di chiusura più bassi dall'8 settembre, con il WTI che in giornata ha sfiorato 94,22 dollari (oltre il 6% in meno sul giorno).

Alla chiusura di lunedì, sia il Brent che il WTI segnavano la quarta seduta consecutiva in calo, segnando così la più lunga serie ribassista dal 16 giugno e dal 24 giugno rispettivamente; la perdita cumulata in quattro giorni è stata del 7,73% per il Brent e del 9,5% per il WTI.
Nel contempo, sono aumentate anche le aspettative di sviluppi diplomatici positivi tra Stati Uniti e Iran, che hanno ulteriormente ridotto il premio di rischio geopolitico. Trump si è dichiarato disposto a incontrare il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che questa settimana parteciperà all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L'analista di PVM Oil Associates, Tamas Varga, ha commentato che gli investitori nutrono speranze per possibili svolte nei negoziati di questa settimana.
Volume di carico superiore alle attese, rapida riorganizzazione delle rotte di esportazione
Il 13 settembre, un attacco con droni ha costretto l’Arabia Saudita a sospendere l’oleodotto est-ovest, bloccando completamente le operazioni di carico presso il porto petrolifero di Yanbu sul Mar Rosso. Tuttavia, Saudi Aramco è riuscita a riorientare massicciamente le esportazioni in meno di una settimana, sorprendendo parte degli operatori di mercato per la rapidità dell’azione.
Secondo la Reuters, che cita i dati di Vortexa, dal 12 settembre in poi il volume medio di carico di petrolio saudita via Golfo Persico si è attestato sui 3,7 milioni di barili al giorno, rispetto ai 2,9 milioni di barili/giorno di inizio mese; nello stesso periodo, tra l’1 e l’11 settembre, i carichi via Mar Rosso erano in media di 3,9 milioni di barili al giorno.
Secondo il report di venerdì scorso degli analisti di JPMorgan, le immagini satellitari mostrano che negli ultimi sei giorni il flusso giornaliero di petrolio saudita attraverso lo Stretto di Hormuz è salito a 2,9 milioni di barili, contro i soli 700 mila di agosto.
Il carico di circa 14 milioni di barili in un solo giorno (domenica scorsa) conferma ulteriormente la capacità saudita di spostare rapidamente il focus delle esportazioni sui porti del Golfo e suggerisce che l’interruzione dell’offerta potrebbe durare meno rispetto alle più pessimistiche previsioni del mercato.
Prezzi del petrolio in calo: svanisce il premio geopolitico e crescono le aspettative diplomatiche
Il Brent è sceso temporaneamente sotto quota 100 dollari, per effetto combinato di due fattori: il miglioramento delle aspettative sull’offerta derivante dalla ripresa (anche solo parziale) delle esportazioni saudite e il ridimensionamento del premio geopolitico grazie alla riapertura del dialogo USA-Iran.
Secondo Bob Yawger, direttore dei future energetici di Mizuho, fino a qualche giorno fa la possibilità di un incontro USA-Iran appariva remota, “ma ora questo è un passo nella direzione giusta”. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, l’Iran ha già fatto conoscere attraverso mediatori le condizioni per riavviare i negoziati, confermate dal capo della sicurezza iraniana Mohsen Rezaei.
Va comunque sottolineato che nel Medio Oriente i conflitti reali non sono cessati. Le forze Houthi dello Yemen hanno rivendicato nuovi attacchi contro impianti Saudi Aramco a Riyad e nella città di Yanbu sul Mar Rosso, continuando anche le attività militari lungo la costa del Mar Rosso.
Un report di giovedì 17 settembre citava fonti iraniane secondo cui, a seguito di una richiesta d’aiuto da parte saudita, alcune grandi potenze avrebbero chiesto all’Iran di contenere le attività degli Houthi. L’incertezza geopolitica rimane, ma ora il focus del mercato nella valutazione dei prezzi si è spostato dal rischio geopolitico sulle prospettive di ripresa dell’offerta.
Strategia commerciale spostata a est: vantaggi per le raffinerie asiatiche, tendenza opposta per l’Europa
Dopo l’interruzione degli oleodotti, Saudi Aramco ha modificato in modo evidente la propria strategia commerciale: ha cancellato parte delle forniture destinate ai clienti europei, aumentando invece quelle in partenza dai porti orientali attraverso lo Stretto di Hormuz e dirette ai mercati asiatici.
Secondo fonti commerciali citate dai media la scorsa settimana, Arabia Saudita venderà circa 60 milioni di barili da Ras Tanura questo mese e il prossimo, con le consegne completate tramite ship-to-ship transfer nel porto di Sohar in Oman. Questo significa una maggior disponibilità di greggio saudita per le raffinerie asiatiche, ma un'ulteriore contrazione dell’offerta per i compratori europei, che dovranno rivolgersi ad altri fornitori per colmare il gap oppure accettare un premio spot più elevato.
Per le raffinerie asiatiche, l’incremento dell’offerta saudita arriva in concomitanza con un calo dei prezzi del petrolio, contribuendo a una riduzione dei costi d’acquisto; tuttavia la consegna tramite trasferimento nave-nave rende la logistica più complessa e i tempi di arrivo meno prevedibili.
Rischi futuri: incognite su riparazione degli oleodotti e sostenibilità delle esportazioni
Anche se i dati attuali mostrano una ripresa delle esportazioni saudite, il mercato deve restare vigile sui possibili rischi contrari. Non esiste ancora una tempistica ufficiale per la riparazione dell’oleodotto est-ovest e un portavoce di Saudi Aramco ha rifiutato di commentare a riguardo. Se i lavori di riparazione dovessero subire ritardi o se gli Houthi lanciassero nuovi attacchi contro le infrastrutture di esportazione nel Golfo, la pressione sulla rotta via Stretto di Hormuz aumenterebbe considerevolmente.
Inoltre, anche dalla Libia giungono segnali di possibili interruzioni. Il presidente della National Oil Corporation libica, Massoud Suleman, ha dichiarato lunedì alla Reuters che la produzione presso il giacimento di Sharara è calata parzialmente, senza precisare le cause, aggiungendo così nuove variabili alla fornitura globale.
Il recente calo del prezzo del petrolio riflette in parte le aspettative ottimistiche del mercato per una rapida ripresa delle esportazioni saudite; tuttavia, se i dati reali non dovessero confermare queste attese, o se la situazione geopolitica dovesse inasprirsi, non si esclude un ritorno al rialzo dei prezzi. Il progresso effettivo dei lavori sugli oleodotti e la sostenibilità della rotta d’esportazione via Hormuz saranno chiavi di osservazione centrali per la futura dinamica dei prezzi di mercato.
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