Analisi dell'inflazione negli Stati Uniti: dazi al massimo, prezzi dell'energia elevati, il 2027 sarà l'anno della svolta?
Attualmente, la pressione inflazionistica negli Stati Uniti è principalmente guidata da tre shock temporanei: dazi doganali, rimbalzo dell'energia e la corsa alla costruzione di infrastrutture AI. Analizzando la struttura del CPI si nota che la trasmissione dei dazi è ormai quasi conclusa e il suo contributo marginale all'inflazione attuale si è notevolmente indebolito; i prezzi dell'energia restano elevati, costituendo il principale motore a breve termine; la pressione sui prezzi dovuta ai progetti AI si concentra su pochi beni tecnologici e settori produttivi, ma non si è ancora diffusa ampiamente.

La pressione inflazionistica sui beni core si è chiaramente attenuata. Attualmente, la crescita annua del CPI dei beni core è dello 0,66%, la crescita annualizzata su tre mesi è circa dell'1,97%, al di sotto del 2,45% dello stesso periodo dello scorso anno, a indicare che il trasferimento dei dazi non è più la fonte principale dell’inflazione residua nell'indice corrente e che la tendenza alla disinflazione lato beni è ormai consolidata.
Sul fronte energetico, il prezzo internazionale del petrolio rimane elevato, il diesel negli Stati Uniti ha raggiunto il nuovo massimo storico di 6,5 dollari per gallone, aumentando direttamente i costi di trasporto, agricoltura, riscaldamento e logistica. Ad agosto la componente energetica è aumentata del 2,1% rispetto al mese precedente e del 16,3% su base annua, trainando l'incremento del CPI nominale annuo di circa 1,1 punti percentuali e contribuendo per circa un terzo all'inflazione attuale.
La costruzione di infrastrutture AI rappresenta invece uno shock strutturale particolare. Gli investimenti nei data center stanno facendo crescere i prezzi di software, componenti per computer e periferiche: i prezzi dei software sono aumentati del 25,4% su base annua, quelli delle periferiche dell'8,4%, ma nel complesso i prodotti informatici sono ancora in calo del 4,3% su base annua e il loro peso è di appena lo 0,75%, rendendo difficile per questa voce far salire l'inflazione dei beni core nel breve termine da sola.

Tuttavia, la disinflazione lato servizi non è ancora completata. L'indice CPI dei servizi core cresce del 3,02% anno su anno, ben al di sopra dei beni, mostrando che la pressione inflazionistica si è trasferita dai beni ai servizi. I prezzi elevati dell’energia possono riflettersi nuovamente nei prezzi dei servizi tramite costi di trasporto, aviazione, assicurazioni, servizi commerciali e costi aziendali, facendo sì che l’inflazione dei servizi rappresenti la principale restrizione al calo dell’inflazione core nei mesi a venire.
In sintesi, i dati macroeconomici segnalano che la disinflazione sui beni è quasi conclusa, mentre quella nei servizi non lo è ancora; la seconda metà del calo dell'inflazione ruoterà attorno alla rigidità nel settore dei servizi e alle turbolenze nell'offerta a breve termine.

L'inflazione negli Stati Uniti è entrata nell'ultimo miglio
La pressione sui prezzi dei beni si è nettamente attenuata, ma la rigidità dei prezzi nei servizi è più forte e il ritmo di aggiustamento è più lento rispetto ai beni.



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