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La volatilità delle opzioni forex è diminuita dai massimi, ma i fattori di rischio continuano a fornire supporto.

La volatilità delle opzioni forex è diminuita dai massimi, ma i fattori di rischio continuano a fornire supporto.

智通财经智通财经2026/10/05 13:36
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⑴ La volatilità implicita del mercato valutario, dopo l'impennata della settimana precedente, è rimasta elevata lunedì, con l’EUR/USD ancora una volta in testa, mentre le persistenti preoccupazioni fiscali francesi continuano a esercitare pressione sull’euro. ⑵ L’EUR/USD ha rotto il livello di barriera nelle opzioni intorno a 1.1200 durante la sessione asiatica, costringendo molte più posizioni corte gamma a essere chiuse; la volatilità implicita di riferimento a un mese è salita al 7,3%, livello più alto da marzo e nettamente superiore al minimo di lungo periodo del 4,5% a metà settembre. ⑶ Con il tasso spot che risale verso 1.1200, la volatilità è leggermente scesa al 7,0%, ma il ritracciamento resta limitato: un superamento dei massimi di marzo porterebbe ai livelli più alti da luglio 2025, il che significa che il costo per coprire forti oscillazioni dell’euro resta superiore di oltre il 50% rispetto a metà settembre. ⑷ Anche gli indicatori di risk reversal confermano la pressione: il premio delle opzioni put sull’euro rispetto a quelle call è salito ai massimi da marzo, vicino ai livelli di fine 2022, mentre a metà settembre i contratti a un mese erano ancora su valori neutrali. ⑸ Dopo la rottura della barriera a 1.1300 la settimana scorsa, la domanda si è spostata sui prezzi d’esercizio vicino a 1.1100; gli hedge fund hanno poi acquistato in massa put digitali sull’euro con scadenze da sei mesi a un anno e prezzi d’esercizio tra 1.0700 e 1.0600, favorendo il copertura degli short. ⑹ Per le altre valute, la volatilità implicita a un mese del USD/CHF è salita dal 7,65 all’8,05, mentre quella dell’AUD/USD da 8,00 a 8,25. ⑺ Le opzioni a un mese ora coprono la data delle elezioni di midterm negli USA del 3 novembre, e giovedì verranno estese fino all’11 novembre, abbracciando l’intero periodo di reazione del mercato; la lentezza dello spoglio e l’eventualità di un riconteggio potrebbero significare che il controllo di Camera e Senato rimarrà incerto per giorni, con impatti su prospettive fiscali e tariffarie. ⑻ Il consiglio della Federal Reserve del 28 ottobre e i dati non-farm payroll di inizio novembre ricadono anch’essi nella finestra a un mese: questi premi di rischio evento dovrebbero sostenere la volatilità a un mese e potenzialmente ampliarne il differenziale rispetto a quella a due mesi; il premio overnight per le volatilità in scadenza il 4 novembre potrebbe toccare il picco. ⑼ Se le preoccupazioni sulla Francia continueranno, soprattutto con l’area 1.1100 ora sotto i riflettori, i prezzi delle opzioni potrebbero continuare a salire; ma se il quadro fiscale francese dovesse migliorare e il mercato nutrisse maggiori speranze per un accordo di pace tra USA e Iran, i prezzi potrebbero scendere.

⑴ Dopo l'impennata della settimana precedente, la volatilità implicita del forex si è mantenuta su livelli elevati anche lunedì, con l'euro/dollaro ancora una volta in testa, mentre le preoccupazioni fiscali francesi continuano a esercitare pressione sull'euro.⑵ L'euro contro il dollaro ha superato al ribasso il livello di 1,1200 durante la sessione asiatica, rompendo una barriera di opzioni e costringendo alla chiusura di numerose posizioni corte di gamma; la volatilità implicita di riferimento a 1 mese è salita al 7,3%, il livello più alto da marzo, in netto aumento rispetto al minimo pluriennale del 4,5% di metà settembre.⑶ Con il tasso spot risalito verso 1,1200, tale volatilità è leggermente scesa al 7,0%, ma il margine di correzione resta limitato: se dovesse superare il massimo di marzo raggiungerebbe il livello più elevato da luglio 2025, indicando che il costo per coprirsi da ampie oscillazioni dell’euro resta superiore di oltre il 50% rispetto a metà settembre.⑷ L’indicatore di risk reversal mostra una pressione simile: il premio per le opzioni put sull’euro rispetto alle call è salito al massimo da marzo, vicino ai livelli di fine 2022, mentre a metà settembre il contratto a 1 mese era ancora neutrale.⑸ Dopo la rottura della barriera di 1,1300 nella settimana precedente, è cresciuta la domanda per strike vicino a 1,1100; gli hedge fund hanno anche acquistato numerose opzioni put digitali sull’euro con scadenza tra 6 mesi e 1 anno e strike tra 1,0700 e 1,0600, alimentando le ricoperture delle posizioni corte.⑹ Per quanto riguarda altre valute, la volatilità implicita a 1 mese del dollaro/franco svizzero è salita da 7,65 a 8,05 dal venerdì, mentre quella dell’australiano/dollaro è aumentata da 8,00 a 8,25.⑺ Le scadenze delle opzioni a 1 mese coprono ora le elezioni di midterm statunitensi del 3 novembre, e giovedì saranno estese all’11 novembre, in modo da includere l’intero periodo di reazione del mercato: la lentezza nello scrutinio e possibili riconteggi potrebbero far sì che il controllo sulla Camera dei Rappresentanti e il Senato non siano chiari per diversi giorni, con un impatto sulle prospettive fiscali e tariffarie.⑻ Anche la riunione della Federal Reserve del 28 ottobre e i dati non agricoli di inizio novembre rientrano nella finestra di 1 mese; questo premio per il rischio di evento dovrebbe sostenere la volatilità a 1 mese e potrebbe ampliare il suo relativo premio rispetto ai contratti a 2 mesi, con il premio overnight sulle volatilità in scadenza il 4 novembre che potrebbe raggiungere il livello più elevato.⑼ Se le preoccupazioni sulla Francia dovessero persistere, soprattutto con la zona di 1,1100 ormai nel mirino, i prezzi delle opzioni potrebbero continuare a salire; se invece le prospettive fiscali francesi dovessero migliorare e le speranze di accordo di pace tra Stati Uniti e Iran aumentare, i prezzi delle opzioni potrebbero correggere al ribasso.
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