Chi vincerà? Una tempesta obbligazionaria travolge Europa, Stati Uniti e Giappone, mentre i mercati azionari globali si avvicinano ai massimi storici
Il rendimento dei titoli di Stato USA ha raggiunto il massimo dal 2002 al 5,31%, mentre il mercato obbligazionario europeo è sceso ai minimi di diversi decenni. Tuttavia, la tempesta sui mercati obbligazionari globali non è riuscita a scuotere i mercati azionari: l’S&P 500 si avvicina a nuovi massimi storici, tutti i “Magnifici Sette” titoli tecnologici sono in rialzo, e l’indice europeo Stoxx 600 ha toccato durante la sessione un nuovo massimo. La crescita degli utili, più che l’espansione delle valutazioni, è diventata il principale sostegno dei mercati azionari, mentre l’ondata di investimenti nel settore AI continua ad attirare capitali. Tuttavia, Ray Dalio avverte che il ciclo del debito statunitense si sta avvicinando al limite: quanto potrà durare ancora questa divergenza tra azioni e obbligazioni?
Il mercato obbligazionario globale continua a subire pressioni, ma gli investitori azionari hanno scelto di "ignorare" la situazione. Nonostante i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi abbiano raggiunto i massimi da vent'anni e il mercato obbligazionario europeo sia sceso ai minimi da decenni, i mercati azionari mondiali non solo non ne hanno risentito, ma si stanno addirittura avvicinando ai massimi storici. Questa divergenza tra obbligazioni e azioni sta diventando la narrazione centrale nel mercato attuale.
Martedì, i future su azioni statunitensi sono saliti leggermente, l’indice S&P 500 è a un passo dal registrare il suo primo nuovo massimo storico da agosto, mentre i future sul Nasdaq 100 hanno ulteriormente consolidato i livelli da record. Nel frattempo, i titoli di Stato statunitensi ed europei, precedentemente oggetto di vendite, hanno registrato un rimbalzo, il rendimento dei Treasury a 10 anni è sceso di 3 punti base al 5,28% dopo aver toccato il picco del 5,31% visto dal 2002, e il calo del prezzo del petrolio ha alleviato in parte le preoccupazioni per una possibile recrudescenza dell'inflazione.

Anche il mercato europeo ha mostrato segnali di ripresa. L’indice Europe Stoxx 600 ha ampliato il rialzo all’1%, toccando un nuovo massimo intraday, e si avvia a registrare la prima serie di tre giorni consecutivi di crescita nell’ultimo mese; i titoli di Stato francesi e italiani, che in precedenza avevano sottoperformato il mercato, guidano il rally, mentre l’euro si è stabilizzato dopo aver toccato il minimo degli ultimi 17 mesi.

Le borse “attraversano” la tempesta obbligazionaria, e la redditività è il supporto chiave
Il rapido aumento dei rendimenti obbligazionari viene di solito considerato una forza di pressione sulle valutazioni azionarie, ma questa logica è attualmente messa in discussione.
L’attenzione degli investitori si è spostata dal rischio dei tassi d’interesse ai risultati aziendali, ai dati macroeconomici e all’ondata di investimenti in capitale incentrata sull’intelligenza artificiale. “A guidare la crescita di quest’anno, infatti, sono gli utili e non l’espansione delle valutazioni,” afferma Stephan Kemper, responsabile per la Germania di BNP Paribas Wealth Management. “La revisione dell’utile per azione rimane robusta, le indicazioni di risultato da parte delle aziende statunitensi sono superiori alla media e riteniamo che questa situazione possa continuare.”
I “Sette Giganti” tecnologici sono saliti tutti nelle prime contrattazioni, offrendo una spinta diretta al mercato. Mohit Kumar, capo economista europeo di Jefferies, sottolinea che la performance di mercato è attualmente circoscritta, trainata soprattutto dal settore tecnologico: “Utili solidi, investimenti continui in capitale e ampia liquidità di sistema dovrebbero continuare a sorreggere il cosiddetto ‘shovel and pickaxe trade’ associato all'intelligenza artificiale.”
Il boom degli investimenti in AI prosegue, i capitali si dirigono in molteplici direzioni
L’intensa attività sulle operazioni legate all’intelligenza artificiale fornisce ulteriore carburante alla crescita dei mercati azionari.
OpenAI sta negoziando con diversi fondi sovrani degli Emirati Arabi Uniti per ottenere investimenti di riferimento nel round di raccolta fondi da 30 miliardi di dollari; nel frattempo, le cinesi DeepSeek e Moonshot AI stanno portando avanti propri round di finanziamento nell’ordine dei miliardi di dollari.
Sul fronte dell’hardware, la CEO di AMD, Lisa Su, prevede che la domanda di chip rimarrà su livelli “estremamente elevati” nei prossimi anni, nonostante il settore debba ancora affrontare sfide legate alla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Alphabet, società madre di Google, sarebbe inoltre prossima a raggiungere un accordo con Constellation Energy per l’acquisto di energia nucleare, segno della crescente necessità delle grandi aziende tecnologiche di disporre di forniture energetiche stabili.
Questi consistenti flussi di capitale confermano come il mercato mantenga un alto interesse per il settore AI anche in un contesto di tassi elevati.
I rendimenti elevati: minaccia o segnale positivo?
Il continuo aumento dei rendimenti obbligazionari rappresenta l’accumulo di rischi oppure una prova della forza economica? Il mercato è diviso.
L’analista di BlackRock, Vivek Paul, invita alla prudenza: “Se la causa dell’aumento dei rendimenti è da ricercare in prospettive di crescita più solide, nell’ondata AI e simili, allora questo non è necessariamente negativo per il mercato.” Questa posizione rappresenta la logica chiave di una parte dei rialzisti: finché il rialzo dei rendimenti è dovuto alle aspettative di crescita – e non a un’inflazione fuori controllo o pressioni fiscali – la situazione di pressione simultanea su azioni e obbligazioni non è destinata a perdurare.
Tuttavia, i rischi non sono del tutto svaniti. Il fondatore di Bridgewater Ray Dalio avverte che gli Stati Uniti si stanno avvicinando al limite del loro ciclo del debito. Il rendimento dei Gilt decennali del Regno Unito è salito al 5,36%, allineandosi ai Treasury USA; il rendimento dei Bund decennali tedeschi ha raggiunto il 3,44%, sottolineando come anche le pressioni strutturali del mercato obbligazionario europeo non siano da sottovalutare.
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