Il salario reale in Giappone aumenta per otto mesi consecutivi: sussidi e tagli fiscali sostengono l’economia, mentre il rischio di bancarotta e le aspettative di rialzo dei tassi mettono la banca centrale in difficoltà
I salari reali in Giappone sono aumentati per l’ottavo mese consecutivo in agosto, segnando la più lunga serie positiva degli ultimi dieci anni: sembra prendere forma un circolo virtuoso tra salari e prezzi. Tuttavia, analizzando i fattori sottostanti — la lettura dell’inflazione abbassata dai sussidi governativi e l’imminente riduzione dell’IVA sugli alimenti — la solidità di questa ripresa risulta molto più complessa di quanto non appaia in superficie.
Mercoledì, il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare giapponese ha annunciato che in agosto il reddito reale da lavoro (rettificato per l’inflazione, esclusi gli affitti) è cresciuto dell’1,5% su base annua, in linea con le previsioni degli economisti; i salari di base sono aumentati del 3,8%, così come i salari nominali — sopra il 3% per il settimo mese consecutivo, il periodo più lungo dal 1992. Tuttavia, questa crescita è stata sostenuta in larga misura dai sussidi pubblici e dalla riduzione delle tasse sugli alimenti promossi dal governo di Sanae Takaichi, più che da una pura dinamica di mercato.
Allo stesso tempo, le aziende fallite per carenza di manodopera nel primo semestre dell’anno fiscale 2026 hanno raggiunto quota 240, un nuovo massimo storico; i contratti overnight index swap indicano una probabilità del 76% che la Banca del Giappone aumenti nuovamente i tassi entro la fine dell’anno. L’entrare in gioco simultaneo di incremento salariale, ondata di fallimenti e aspettative di rialzo dei tassi rende la posizione della banca centrale particolarmente difficile.
Il governo prevede di ridurre dal prossimo aprile l’IVA sugli alimenti dall’8% all’1% per due anni. Se attuata, nel breve sosterrà i consumi ma confonderà ulteriormente i dati sull’inflazione e potrebbe disturbare il ritmo della politica monetaria; se il circolo virtuoso tra salari e prezzi sia effettivamente consolidato, potrà essere valutato solo una volta terminati gli effetti di sussidi e riduzioni fiscali.
La solidità degli otto mesi di crescita: sostenuta da sussidi e taglio delle tasse
I sussidi alle utenze promossi da Sanae Takaichi hanno contenuto la crescita annua dell’indice dei prezzi al consumo generale ad agosto all’1,9%, facendo registrare al Giappone il tasso d’inflazione più basso fra i paesi del G7. Nel discorso programmatico di lunedì, il primo ministro ha sottolineato che le misure per alleviare i rincari hanno consentito il ritmo più rapido di crescita reale dei salari tra i paesi del G7. In altre parole, la serie degli “otto mesi consecutivi” di aumento dei salari reali è dovuta in larga parte al trasferimento fiscale diretto sulla capacità di acquisto delle famiglie, più che a una crescita endogena della produttività aziendale.
Prendendo un indicatore più stabile che esclude bonus, straordinari e distorsioni statistiche, la crescita salariale dei lavoratori a tempo pieno risulta del 2,8%. Un dato inferiore rispetto all’incremento dei salari base (+3,8%), indicando i limiti strutturali del miglioramento salariale.
Riduzione dell’IVA sugli alimenti: stimolo di breve periodo e costo fiscale sul lungo termine
Il piano in discussione per abbassare l’IVA sugli alimenti, dall’8% all’1% per due anni a partire da aprile prossimo, è diventato il fulcro del dibattito nella sessione speciale del Parlamento. La forma definitiva di questo intervento inciderà direttamente sulla strategia fiscale di Sanae Takaichi e sulla sua tenuta in termini di consenso pubblico.
Nel breve termine, la riduzione della tassa abbasserà le spese essenziali delle famiglie, sostiene ulteriormente il loro potere d’acquisto reale e inizialmente potrebbe abbassare i dati sull’inflazione, mantenendo positivi quelli relativi ai salari reali. Tuttavia, dal punto di vista fiscale, l’IVA rappresenta una delle poche e stabili fonti di entrate per il Giappone: portare l’aliquota sugli alimenti vicino allo zero significa ampliarne il disavanzo per i prossimi due anni. Considerando che il carico del debito pubblico giapponese è il più elevato fra i paesi sviluppati, i rischi fiscali di lungo termine di questa misura non possono essere sottovalutati.
Ondata di fallimenti e 76% di probabilità di rialzo tassi: la Banca centrale in un dilemma
Il rovescio della medaglia dell’aumento dei salari è la pressione sui costi insostenibile per le piccole e medie imprese. Secondo quanto riportato lunedì da Tokyo Shoko Research, nei primi sei mesi dell’anno fiscale 2026 i fallimenti dovuti alla scarsità di manodopera hanno toccato 240 casi, nuovo record storico: più della metà è attribuita ai costi salariali crescenti, segno della forte pressione finanziaria sulle piccole aziende.
Di contro, la redditività complessiva delle imprese rimane solida. Secondo il ministero delle Finanze, nel trimestre chiuso a giugno i profitti ordinari di tutti i settori hanno raggiunto un nuovo massimo storico grazie alla crescita legata all’intelligenza artificiale e al deprezzamento dello yen; l’ultimo sondaggio Tankan della Banca del Giappone mostra la fiducia dei grandi produttori ai massimi da oltre otto anni. La più grande confederazione sindacale giapponese pubblicherà probabilmente questo mese l’obiettivo sugli aumenti salariali del prossimo anno fiscale: i suoi associati hanno raggiunto per il terzo anno consecutivo incrementi superiori al 5% nelle negoziazioni di quest’anno.
La crescita sostenuta dei salari è il presupposto fondamentale per ulteriori rialzi dei tassi da parte della Banca del Giappone. Il mese scorso l’istituto centrale ha alzato i tassi di riferimento per la seconda volta in tre mesi e ha sottolineato rischi di inflazione superiori al target del 2%, lasciando intendere che sarà necessario un ulteriore irrigidimento delle misure. La maggior parte degli economisti prevede che nella riunione del 30 ottobre la banca centrale non interverrà, ma gli overnight index swap indicano una probabilità del 76%, nella seduta di Tokyo di mercoledì mattina, di un nuovo rialzo dei tassi entro fine anno.
Sarà importante monitorare l’obiettivo sugli aumenti salariali della maggiore confederazione sindacale, la decisione della banca centrale del 30 ottobre e l’impatto effettivo della riduzione dell’IVA sugli alimenti da aprile del prossimo anno. I consumi privati restano fragili, con la spesa delle famiglie in calo da otto mesi consecutivi fino a luglio.
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