La forte domanda di memoria AI guida le prospettive di crescita! DA Davidson aumenta bruscamente il prezzo obiettivo di Micron Technology (MU.US) a 3.000 dollari
DA Davidson ha ribadito la sua valutazione "Buy" su Micron Technology e ha significativamente aumentato il prezzo obiettivo da 2.100 dollari a 3.000 dollari. Questo prezzo obiettivo offre un potenziale di crescita di circa il 176% rispetto al prezzo di chiusura di mercoledì, pari a 1.088,00 dollari.
Secondo quanto riportato dall’app finanziaria italiana Inteligent Investor, DA Davidson ha ribadito il proprio rating “Buy” su Micron Technology (MU.US) e ha rialzato in modo significativo il target price da 2.100 a 3.000 dollari. Questo obiettivo di prezzo implica un potenziale rialzo di quasi il 176% rispetto al prezzo di chiusura di mercoledì a 1.088,00 dollari, corrispondendo a circa 19 volte le previsioni sugli utili di Micron per l’anno fiscale 2027.
DA Davidson motiva questa decisione con la domanda di memorie spinta dall’intelligenza artificiale (AI), che offre solide prospettive di crescita per il produttore di chip di memoria. Il broker evidenzia come la memoria stia diventando sempre più cruciale per i sistemi AI: una capacità maggiore permette ai modelli di gestire più dati e funzionare più velocemente. Secondo la banca, nel 2027 e 2028 la domanda di memoria supererà l’offerta. L’analista Gil Luria afferma: “Micron si trova su una traiettoria di crescita per i prossimi 3-5 anni, un aspetto che il mercato non ha ancora riconosciuto pienamente.”
Inoltre, la pratica di Micron di stipulare contratti di fornitura a lungo termine dovrebbe rendere il suo business più prevedibile. Luria precisa: “Vorremmo anche sottolineare come, rispetto ai cicli precedenti, questa volta la domanda provenga dalle aziende più grandi d’America — Amazon (AMZN.US), Microsoft (MSFT.US), Google (GOOGL.US), Nvidia (NVDA.US) e Apple (AAPL.US) — non da società che spesso si rivelano inadempienti.”
Luria aggiunge che la riduzione della quantità di memoria per processore AI effettuata dai produttori di chip (il cosiddetto “de-specing”) non costituisce necessariamente una minaccia per Micron: una minore quantità di memoria può diminuire le performance dei sistemi AI, il che potrebbe alla fine spingere i clienti ad acquistare più memoria.
Risultati clamorosi per Micron! Le principali banche di investimento esprimono pareri ampiamente positivi dopo i conti
Da notare che il target price di 3.000 dollari fissato da DA Davidson non rappresenta un caso isolato: arriva infatti dopo la pubblicazione di una trimestrale record da parte di Micron e a seguito di numerose raccomandazioni positive delle principali investment bank. Il report della scorsa settimana rivela che Micron, nel quarto trimestre fiscale, ha raggiunto un fatturato di 54,23 miliardi di dollari, in crescita del 379% rispetto all’anno precedente e del 31% rispetto al trimestre precedente, segnando il sesto trimestre consecutivo da record; l’utile per azione rettificato è salito a 33,42 dollari, oltre dieci volte superiore all’anno precedente; il margine lordo è salito all’87%, con un incremento di 2,1 punti percentuali rispetto al precedente trimestre. Guardando all’intero anno fiscale, i ricavi totali di Micron ammontano a 133,19 miliardi di dollari, 3,5 volte il record dell’anno precedente, con i ricavi del segmento data center quadruplicati su base annua e quelli DRAM che per la prima volta hanno superato i 100 miliardi.
Anche le previsioni per il prossimo trimestre risultano superiori alle attese: la stima mediana dei ricavi si attesta a 61,5 miliardi di dollari, contro i 57,57 miliardi previsti da Wall Street; la stima mediana dell’utile per azione rettificato sale a 38,15 dollari, più delle attese di 35,81 dollari.
La solidità dei risultati di Micron emerge soprattutto nella trasformazione qualitativa del mix di ricavi. Nel quarto trimestre, il business principale dei data center (CDBU) ha totalizzato ricavi per 18 miliardi di dollari, +56% su trimestre, con un margine lordo del 90% e una crescita su base annua di oltre dieci volte, trainata nel cuore dalla domanda di server AI.
Attualmente, i ricavi del data center rappresentano il 33% del totale, mentre la divisione cloud storage genera ricavi per 16,3 miliardi di dollari, il 30%. Insieme, le due divisioni pesano ora oltre il 60% dei ricavi. Per quanto riguarda il segmento DRAM, i ricavi hanno raggiunto 39,8 miliardi di dollari (+343% su base annua): i volumi sono cresciuti di poche unità percentuali trimestre su trimestre, ma il prezzo è aumentato di una cifra elevata, dimostrando che la crescita è trainata soprattutto dal prezzo, un segnale di forte tensione tra domanda e offerta. I ricavi NAND ammontano a 14,1 miliardi di dollari (+526% su anno, +42% su trimestre): i volumi sono cresciuti circa del 10%, ma il prezzo è aumentato del 30%, sottolineando il quadro di forte restrizione nell’offerta.
Inoltre, dalla conference call arriva un’importante indicazione sulla capacità produttiva futura: oltre il 75% delle spedizioni dell’anno fiscale 2027 è già vincolato attraverso accordi di lungo termine, con il numero di strategic customer agreement (SCA) che è passato da 16 del precedente trimestre a 26. I pagamenti anticipati dei clienti sono aumentati da 22 miliardi a 32 miliardi di dollari, mentre le obbligazioni residue per l’adempimento (RPO) hanno raggiunto circa 150 miliardi, molto sopra i 100 miliardi del trimestre precedente. Tali accordi dovrebbero coprire oltre il 35% dei ricavi fino al 2030, circa tre quarti dei quali con un prezzo già stabilito, o in una fascia di prezzo, e alcune commesse che si estendono fino al 2031.
Sul fronte degli investimenti, Micron prevede un capex di circa 25 miliardi nel primo semestre dell’anno fiscale 2027, di cui circa 11,5 miliardi nel primo trimestre, con ulteriori incrementi nella seconda metà dell’anno e la gran parte destinata alle nuove fabbriche di wafer, non solo alle attrezzature. In termini di tempistiche, il primo stabilimento dell’Idaho produrrà già dalla metà del 2027, quello di Singapore dal secondo semestre 2028, la clean room di Hiroshima sarà pronta entro fine 2028, e il cantiere di New York è già avviato.
Il CFO Mark Murphy ha rivelato nella call che nel quarto trimestre sono stati generati 44 miliardi di dollari di flusso di cassa operativo e 33,2 miliardi di free cash flow, con l’impegno a restituire il 100% della cassa in eccesso agli azionisti in futuro.
Dopo la pubblicazione dei risultati, Wall Street ha visto Morgan Stanley e Bernstein esprimere posizioni positive. Morgan Stanley ha mantenuto il rating “Overweight” su Micron, con target a 1.200 dollari. Sottolinea che i conti appena pubblicati sono stati in linea con le attese, con un miglioramento meno marcato su base trimestrale, ma una forte resilienza di fondo del business. Fondamentale è l’estensione della guidance su domanda/offerta della memoria fino al 2028 e la previsione di un mercato ancora più tensionato tra domanda e offerta nel 2027-2028. Morgan Stanley ritiene che questo messaggio non sia ancora completamente scontato dagli investitori, ma concorda sul fatto che la forza della domanda AI modificherà radicalmente il settore delle memorie.
Morgan Stanley aggiunge che la maggiore prevedibilità del business Micron e la quota sempre superiore di chip di memoria bloccati da contratti a lungo termine potrebbero diventare la norma. Tuttavia, la banca richiama l’attenzione sul fatto che il mercato ha già incorporato un rallentamento nella crescita di breve periodo, ma i segnali di una fase prolungata di favore restano evidenti.
Dal lato dell’offerta, Micron crede che nonostante l’aumento del capex, la crescita dei bit continuerà a rallentare. Su questo punto Morgan Stanley si mostra più cauta, prevedendo invece un’accelerazione dei volumi nel prossimo anno grazie all’aumento della produzione dei tre principali produttori DRAM oltre a ChangXin Memory. Si stima una crescita della capacità mondiale di wafer del 20% su base annua l’anno prossimo, contro l’11% di quest’anno.
Bernstein, dal canto suo, mantiene il rating “Outperform” su Micron con target a 1.300 dollari. Il giudizio centrale della banca è che Micron sia ora più ottimista sul ciclo di settore, prevedendo una situazione di domanda ancora più solida nel 2027 e 2028 rispetto al 2026; sebbene le capacità produttive aumentino, il continuo sorgere di nuova domanda fa sì che attualmente non si veda la fine delle carenze.
Tuttavia Bernstein evidenzia che, contando anche i clienti non SCA, oltre il 75% della produzione di Micron per il 2027 è già impegnata; l’ammontare degli impegni finanziari dei clienti è salito a 32 miliardi di dollari, quasi tutti in contanti, ma ciò rappresenta solo circa il 20% degli RPO (pari a 150 miliardi). Di conseguenza, Bernstein rimane “scettica sull’eseguibilità degli SCA” e ritiene che la redditività di Micron dipenda ancora in larghissima parte dal perdurare della situazione di scarsità — in altre parole, nella peggiore delle ipotesi, gli impegni senza deposito potrebbero non essere rispettati.
In sintesi, il filo conduttore della visione positiva delle tre banche su Micron è: la carenza di memoria trainata dall’AI durerà almeno fino al 2027-2028, mentre gli accordi a lungo termine stanno aumentando la prevedibilità degli utili e il bisogno del data center rappresenta il motore centrale. Le differenze stanno nella valutazione: rispetto al target molto ambizioso di DA Davidson, Morgan Stanley e Bernstein restano più prudenti — con la banca statunitense che sottolinea la crescita del 20% della capacità produttiva di wafer prevista per il prossimo anno e Bernstein che mantiene le proprie riserve sull’effettiva solidità degli SCA, entrambi elementi che bilanciano la generale ondata di ottimismo.
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