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Il "super pessimista" di Société Générale mette in dubbio il mercato toro dell’AI: la frenesia ricorda la vigilia della crisi finanziaria asiatica del 1997, la produttività rallentata è nascosta dalla spesa in capitale

Il "super pessimista" di Société Générale mette in dubbio il mercato toro dell’AI: la frenesia ricorda la vigilia della crisi finanziaria asiatica del 1997, la produttività rallentata è nascosta dalla spesa in capitale

智通财经智通财经2026/10/12 02:41
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Per:智通财经

Albert Edwards, stratega della Société Générale, ha paragonato l'attuale entusiasmo per gli investimenti nell'intelligenza artificiale (AI) alla bolla economica precedente la crisi finanziaria asiatica del 1997. Ha avvertito che la massiccia spesa in capitale potrebbe mascherare la stagnazione della crescita della produttività, sollevando dubbi sulla capacità dell'AI di soddisfare le elevate aspettative degli investitori.

Secondo quanto riportato da Finanza Intelligente APP, lo stratega di Société Générale Albert Edwards, noto per il suo estremo pessimismo sul mercato e che si definisce persino “super ribassista”, ha paragonato il recente boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale (AI) alla bolla economica che precedette la crisi finanziaria asiatica del 1997. Ha avvertito che i massicci investimenti in capitale potrebbero mascherare una crescita stagnante della produttività, mettendo in dubbio se il boom dell’AI possa davvero soddisfare le alte aspettative degli investitori.

In un rapporto di ricerca pubblicato l’8 ottobre, Edwards ha sottolineato che la produttività totale dei fattori negli Stati Uniti sta rallentando. La produttività totale dei fattori misura l’efficienza con cui un’economia utilizza lavoro e capitale. Questo indicatore in declino contrasta nettamente con l’impennata degli investimenti nelle infrastrutture AI e con l’ottimismo dei mercati che ha spinto l’indice S&P 500 ai massimi storici.

Edwards ha affermato che questa divergenza gli ricorda il periodo di espansione economica dell’Asia orientale negli anni ‘90—quando una rapida crescita degli investimenti e un forte sviluppo economico alimentarono un diffuso ottimismo, seguito poi da un crollo finanziario nella regione.

Lo stratega ha citato una ricerca di Torsten Slok, capo economista di Apollo Global Management, sottolineando che, nonostante il boom degli investimenti in AI, la crescita della produttività totale dei fattori negli Stati Uniti è in calo. Questo indicatore mira a isolare i miglioramenti di efficienza economica eliminando gli effetti della semplice aggiunta di lavoro o capitale.

Lezione della crisi finanziaria asiatica

Edwards ha ricordato come, prima dello scoppio della crisi del 1997, economisti e policy maker elogiassero lo sviluppo accelerato delle economie asiatiche. Nel 1993, la Banca Mondiale pubblicò un rapporto intitolato “Il miracolo dell’Asia orientale”, seguito nell’agosto 1996 da uno studio sul successo economico della Thailandia—meno di un anno dopo, la Thailandia cadde in una crisi finanziaria.

L’economista Paul Krugman, nell’articolo del 1994 “La leggenda del miracolo asiatico”, mise in discussione l’ottimismo diffuso dell’epoca. Sosteneva che gran parte della crescita fosse dovuta all’aumento degli investimenti e della forza lavoro, piuttosto che a un autentico miglioramento della produttività.

Edwards sostiene di essere giunto alle stesse conclusioni, avvertendo che capitali abbondanti e a basso costo venivano allocati in modo inefficiente. La successiva crisi finanziaria mise in luce le vulnerabilità nascoste dalla rapida crescita economica.

Lo stratega ha ricordato inoltre di aver paragonato, a fine anni ‘90, la bolla tecnologica americana con il boom degli investimenti registrato precedentemente in Thailandia. A suo avviso, oggi la fiducia nell’AI potrebbe portare a ignorare segnali di allarme simili.

La spesa per l’AI non stimola gli investimenti netti

Edwards ha evidenziato la divergenza tra gli investimenti totali e quelli netti delle aziende statunitensi.

Con l’aumento delle spese aziendali in dispositivi e infrastrutture legate all’AI, gli investimenti totali sono cresciuti. Tuttavia, la quota degli investimenti netti delle imprese sul PIL, ossia al netto degli ammortamenti, è rimasta pressoché invariata.

Tale differenza è cruciale, perché più investimenti non comportano necessariamente una crescita proporzionale di capitale produttivo. Le aziende devono costantemente sostituire asset obsoleti, soprattutto nei settori tecnologici dove le attrezzature diventano rapidamente superate.

Edwards ha citato le osservazioni dell’economista Rob Parenteau, secondo cui la crescita degli investimenti totali non trova riscontro in un miglioramento degli investimenti netti. Negli ultimi anni, la quota degli investimenti totali delle imprese rispetto al PIL è aumentata, mentre quella degli investimenti netti è rimasta stabile.

Lo stratega ha inoltre messo in discussione la composizione delle spese aziendali. Gli investimenti in attrezzature, calcolati al valore nominale, sono aumentati, ma, una volta corretti per l’inflazione, l’incremento non è significativo.

Nel frattempo, nonostante l’espansione dei data center, gli investimenti non residenziali in edilizia risultano in calo. Edwards ha osservato che il contributo degli investimenti fissi aziendali alla crescita annuale del PIL resta nella norma storica. Il “dividendo della produttività” rimane incerto.

Edwards ammette che l’AI potrebbe infine offrire i miglioramenti di produttività attesi dagli investitori. Questa tecnologia è ancora in fase di implementazione nei vari settori e i benefici economici richiederanno tempo per emergere nelle statistiche ufficiali.

Slok ha anche dichiarato che è forse prematuro aspettarsi già ora che gli investimenti in AI si traducano in evidenti miglioramenti della produttività totale dei fattori.

Nonostante ciò, Edwards ritiene che la stagnazione della produttività sia un dato sufficiente a nutrire dubbi sulla reale portata del boom degli investimenti.

Il paragone con la crisi finanziaria asiatica non implica che gli investimenti in AI finiranno con un collasso simile. Ma l’analisi di Edwards suggerisce la possibilità che le spese spinte dalle aspettative di una futura rivoluzione tecnologica superino i veri benefici economici realizzabili.

Il mercato dei bond come ulteriore rischio

Edwards ha anche avvertito che il mercato ribassista globale dei titoli di Stato permane un motivo di preoccupazione per gli investitori, e che i costi di indebitamento dei governi potrebbero essere sottoposti a nuove pressioni. Ha sottolineato che, recentemente, l’attenzione degli investitori obbligazionari si è concentrata sulla Francia, ma, valutando le debolezze fiscali dei principali Paesi, l’interesse potrebbe spostarsi verso Giappone, Regno Unito o Stati Uniti.

Secondo lo stratega, mentre gli investitori testano la capacità dei governi di mantenere l’accesso al credito, le pressioni sui mercati obbligazionari potrebbero rapidamente spostarsi da un paese all’altro.

Per chi investe in azioni, la preoccupazione più ampia è che: nonostante le prove di una prolungata “prosperità della produttività” siano ancora limitate, l’entusiasmo per l’AI sostiene quotazioni azionarie record.

L’analisi di Edwards indica che la durata del rally di mercato guidato dall’AI dipenderà, in ultima istanza, dalla capacità di questa tecnologia di generare un effettivo miglioramento dell’efficienza economica, e non semplicemente da una nuova ondata di spese in capitale.

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