La logica del trading AI cambia! Dall'Asia (Giappone e Corea) agli Stati Uniti, i titoli globali dei chip crollano, le IPO stellari restano sospese e i continui progressi tecnologici di Changxin lanciano nuovi segnali d'allarme
Tra le azioni legate all’AI che hanno registrato notevoli aumenti quest’anno, i titoli dei chip di memoria risultano particolarmente inclini a prese di profitto; in un contesto di trading congestionato e valutazioni elevate, nuovi segnali di concorrenza possono facilmente scatenare vendite concentrate. Secondo fonti di Wall Street, l’architettura DRAM 4F² di ChangXin Technology offre agli investitori un’opportunità di realizzare profitti, poiché il suo avanzamento tecnologico è di importanza significativa, ma non rappresenta una minaccia immediata per gli attuali produttori. Il trend dell’AI non è ancora concluso, ma potrebbe entrare in una nuova fase, in cui gli investitori sono più focalizzati sulla realizzazione dei rendimenti piuttosto che sul semplice puntare sull’espansione delle infrastrutture.
Martedì 13 ottobre, la svendita delle azioni dei produttori di chip AI continua a diffondersi. Dalla Corea del Sud e dal Giappone agli Stati Uniti, il settore globale dei semiconduttori sta subendo pesanti perdite.
L’indice Korea Composite Stock Price Index (KOSPI) ha chiuso in calo del 5,5%, il produttore giapponese di chip di memoria Kioxia ha perso più del 10%. Durante la sessione di borsa statunitense, il Philadelphia Semiconductor Index (SOX) è sceso oltre il 3%, Micron Technology (MU) ha perso oltre il 6%, mentre SanDisk (SNDK), Seagate Technology (STX) e Western Digital (WDC) sono crollati anch’essi, arrivando in alcuni momenti a perdere quasi il 6% ai minimi giornalieri.

Questa ondata di vendite non è stata generata da un solo fattore. Secondo l’analisi di Reuters, dopo quasi quattro anni di boom negli investimenti in infrastrutture AI, il sentiment di mercato sta cambiando: l’aumento dei tassi di interesse, la crescente volatilità del mercato obbligazionario, l’aumento dei costi di finanziamento AI e i dubbi sulla capacità delle enormi spese in conto capitale di tradursi in rendimenti concreti, stanno tutti ricevendo un’attenta valutazione.
La scorsa settimana, Firmus, un operatore di data center partecipato da Nvidia, ha sospeso la prevista IPO da 5 miliardi di dollari in Australia; contemporaneamente, il produttore cinese di chip di memoria ChangXin Memory Technologies ha rivelato progressi nello sviluppo dell’architettura DRAM 4F², alimentando ulteriori preoccupazioni riguardo alla competitività nel settore dello storage.
I progressi tecnologici di ChangXin potrebbero essere il catalizzatore diretto per la recente ondata di vendite delle azioni di società attive nello storage, ma c’è un cambiamento più profondo in atto: gli investitori stanno passando dalla ricerca della crescita nell’AI all’analisi del ritorno sul capitale investito.
Secondo alcuni analisti di Wall Street, tra i titoli AI che hanno registrato forti guadagni quest’anno, quelli legati ai chip di memoria sono particolarmente esposti a prese di profitto; in una situazione di trading affollato e valutazioni elevate, qualsiasi nuovo segnale di concorrenza può scatenare vendite concentrate. Tuttavia, altri analisti osservano che ChangXin è ancora lontana dalla produzione di massa su larga scala, soprattutto nei settori d’avanguardia come HBM (High Bandwidth Memory), non rappresentando ancora una minaccia immediata significativa per i produttori coreani.
La logica dell’investimento in AI cambia: dall’inseguire la crescita all’esigere ritorni
Da quando OpenAI ha lanciato ChatGPT, i flussi di capitali verso aziende di semiconduttori, operatori di data center, società di infrastrutture di telecomunicazione e altre imprese che beneficiano della crescita della potenza di calcolo AI, non si sono mai fermati. Questo entusiasmo negli investimenti ha fatto impennare i titoli dei produttori di chip, stimolando nuove spese per data center e server.
Oggi, però, le crepe di questa tendenza stanno emergendo sui diversi mercati. Reuters sottolinea come già a giugno si fossero osservati i primi segnali di aggiustamento di questi asset, e che negli ultimi tempi il fenomeno si estende anche al mercato primario e a quello del credito. La scorsa settimana, Firmus, sostenuto da Nvidia, ha dovuto sospendere la sua IPO da 5 miliardi di dollari in Australia per il calo dell’interesse, segno che la valutazione del rischio legato ai progetti di infrastrutture AI sta diventando più rigorosa sui mercati dei capitali.
Anche il mercato obbligazionario trasmette segnali di prudenza. Con l’aumento della domanda di finanziamenti legati all’AI, gli investitori guardano con attenzione ai costi di finanziamento delle aziende e alla loro capacità di rimborso. Martedì, Tencent ha emesso in Hong Kong obbligazioni in dollari e nella valuta locale “Dim Sum Bond”, e il rendimento offerto delle obbligazioni decennali in dollari superava di circa 1,15 punti percentuali quello dei Treasuries statunitensi. SoftBank, lo scorso mese, ha emesso un bond ad alto rendimento da 4,5 miliardi di dollari a sette anni e mezzo, offrendo un interesse massimo del 9,75%.
I tassi di interesse e la volatilità delle obbligazioni stanno diventando forze chiave nel processo di nuova valutazione dei mercati. Damien Boey, strategist di portafoglio di Wilson Asset Management di Sydney, ritiene che il cambiamento chiave non sia solo nella crescita dei rendimenti obbligazionari, ma anche nell’intensificarsi della volatilità. Questo fenomeno si sta propagando nella valutazione di varie asset class. A suo parere, il boom della spesa in conto capitale nel settore AI potrebbe ridimensionarsi, colpendo diversi operatori coinvolti.
Il dipartimento di ricerca di BlackRock ha abbassato lunedì la sua prospettiva sulle azioni USA a “neutrale”, spiegando che i progetti di infrastrutture AI potrebbero aumentare la volatilità di mercato e preferendo i Treasuries statunitensi a breve termine. Martedì, anche il Fondo Monetario Internazionale (IMF) ha avvertito che i potenziali aggiustamenti nel mercato AI possono avere impatti globali. Sebbene gli investimenti in AI possano spingere la crescita economica, i rendimenti effettivi di tali investimenti restano incerti.
In altre parole, l’attenzione del mercato si sta spostando: se prima si puntava solo sull’aumento della domanda di potenza di calcolo e sull’espansione delle spese in conto capitale, ora variabili come il costo del capitale, la sostenibilità dei finanziamenti e il ritorno sull’investimento stanno diventando determinanti per le valutazioni.
Dall’Asia agli Stati Uniti, i titoli dei chip subiscono vendite trasversali tra mercati
Il calo visto martedì nei mercati asiatici si è esteso agli Stati Uniti. Il KOSPI coreano ha perso nella sessione intraday più del 6%, registrando il quinto calo consecutivo; Kioxia, quotata a Tokyo, ha chiuso in ribasso di oltre il 13%; tra i titoli coreani, Samsung Electronics e SK Hynix hanno chiuso rispettivamente a -7% e -10%.
Anche i titoli dei chip USA sono sotto pressione. L’indice SOX lunedì ha chiuso in calo di circa il 2,7%, e martedì durante la sessione si è ulteriormente indebolito con un minimo intraday di oltre il 3%, avviandosi verso il quinto giorno consecutivo di perdite, la serie negativa più lunga degli ultimi 17 mesi.
Le azioni legate a memoria e storage hanno subito i ribassi più marcati. Durante la sessione Micron Technology (MU) è scesa di oltre il 6%, Seagate Technology (STX) ha perso quasi l’8%, Western Digital (WDC) oltre il 7%, SK Hynix quotata negli USA (SKHY) più del 6%, SanDisk (SNDK) quasi il 6%.
A rendere particolarmente interessante questa correzione è il fatto che questi titoli avevano accumulato guadagni molto significativi. Alla chiusura di lunedì, il SOX aveva comunque guadagnato circa il 72,8% da inizio anno, e Micron quasi il 240%. Questi progressi sostanziali hanno reso gli investitori più sensibili a valutazioni, concentrazione nei portafogli e rischio potenziale di nuova concorrenza.

Dai colossi della memoria coreani alle società statunitensi di chip, il raggio delle vendite si allarga, segnalando che le preoccupazioni riguardano ormai l’intera catena hardware dell’AI e il dubbio che i crescenti investimenti di capitale possano realmente ottenere profitti e flussi di cassa sufficienti.
I progressi di ChangXin destano preoccupazione, Wall Street: gli investitori prendono profitto
I progressi nella ricerca dell’architettura DRAM 4F² di ChangXin sono stati il catalizzatore più recente delle vendite delle azioni dello storage.
Secondo quanto riportato da Shanghai Securities News, il presidente di ChangXin Technologies, Cao Kanyu, ha illustrato il 9-10 ottobre durante la quarta Conferenza su Chip e Chiplet Integrati i passi avanti dell’azienda nella tecnologia DRAM, nell’architettura 4F² e nel bonding ibrido, annunciando il lancio entro fine anno di nuovi moduli RDIMM DDR5 per server che integrino queste innovazioni.
Attualmente, il settore DRAM utilizza principalmente celle di memoria a struttura 6F². L’architettura 4F² sviluppata da ChangXin, grazie al transistor a gate verticale (VSG) proprietario, modifica il layout delle celle di memoria per migliorare il controllo del gate, ridurre le perdite elettriche e diminuire l’area occupata dalle celle, aumentando così la densità di memoria. Se prodotta in modo stabile su larga scala, questa tecnologia potrebbe offrire all’industria cinese una base importante per entrare nel mercato delle memorie per server.
Tuttavia, l’impatto effettivo che i progressi di ChangXin avranno sui colossi dello storage resta da determinare.
Il senior portfolio manager di Dakota Wealth, Robert Pavlik, ha descritto la dinamica attuale come un’ondata di prese di profitto. Ha spiegato che quando gli investitori percepiscono l’arrivo di nuovi concorrenti, possono tutti cercare di uscire dal mercato allo stesso tempo. Questa metafora riflette il fatto che, nei settori più affollati, anche solo l’annuncio di nuove potenziali minacce può innescare rapidi disinvestimenti, anche se la quota di mercato non cambia subito.
Secondo alcune analisi giornalistiche, i progressi di ChangXin rappresentano certamente un passo significativo, ma non equivalgono di per sé a una minaccia immediata per i produttori attuali.
Phillip Wool, Chief Market Strategist di Rayliant Global Advisors, sottolinea che i progressi di ChangXin sono un momento importante per l’industria cinese dei chip, ma l’intensità della vendita dei titoli overseas vista martedì potrebbe non corrispondere alla reale minaccia a breve termine. ChangXin non ha dimostrato di poter produrre su larga scala e la sua quota è ancora molto inferiore rispetto a Samsung Electronics e SK Hynix. Soprattutto, si parla essenzialmente di architettura DRAM convenzionale, non di HBM; nel prossimo futuro, i produttori coreani mantengono un netto vantaggio nell’HBM.
Secondo il senior equity advisor di UBS, Vey-Sern Ling, gli investitori stanno cercando un pretesto per prendere profitto, soprattutto sui titoli AI memory che hanno performato meglio in questi mesi. I produttori cinesi di memorie hanno ancora molta strada da fare negli ambiti più avanzati come l’HBM.
Queste due letture non sono in contraddizione: i progressi tecnologici di ChangXin possono cambiare le aspettative sulla competizione futura, ma non significano che la società sia già in grado di sfidare in modo completo i leader globali dello storage. Per i titoli che sono saliti molto, un cambiamento nelle aspettative di competizione può essere sufficiente a scatenare prese di profitto, senza che vi sia stato un cambio di scenario nei fondamentali di redditività effettivi.
Lunedì anche Elon Musk ha commentato lo sviluppo dell’industria cinese dei chip di memoria sulle piattaforme social. Ha affermato che, una volta acquisita la capacità di produzione di un determinato prodotto, la Cina spesso può superare in scala tutte le altre regioni, citando gli esempi delle batterie al litio e del fotovoltaico. Ha inoltre aggiunto che la Cina sembra avanzare rapidamente su specifiche di memoria generiche come LP5 e LP6.
Detto ciò, progresso tecnologico, lancio dei prodotti, validazione da parte della clientela e produzione di massa sono tappe distinte. I risultati di ChangXin aumentano sicuramente l’attenzione sulla competizione futura, ma non bastano, per ora, a dimostrare che la società abbia già la forza commerciale per modificare gli equilibri nel mercato delle memorie server di fascia alta.
Il costo del capitale e il ritorno degli investimenti AI diventano i nuovi interrogativi del mercato
La correzione delle azioni dei produttori di chip rappresenta solo una parte di un cambiamento più ampio. Con il proseguire dell’impegno finanziario nella costruzione delle infrastrutture AI, cresce la sensibilità del mercato riguardo ai costi di finanziamento, alla dimensione degli investimenti e ai futuri flussi di cassa delle aziende coinvolte.
Lunedì, il CEO di Broadcom, Hock Tan, ha dichiarato a un evento a Singapore che il capitale potrebbe diventare uno dei principali limiti alla crescita del settore AI. Questa osservazione mette in rilievo quello che sta diventando il vero problema dell’investimento AI: anche se la domanda di power computing resta elevata, la quantità di capitale disponibile e il costo del denaro potrebbero rallentare il ritmo di sviluppo delle infrastrutture.
Allo stesso tempo, gli investitori devono interrogarsi se e come la spesa per infrastrutture AI si trasformerà realmente in ricavi e profitti. Data center, chip e reti elettriche richiedono investimenti di lungo periodo, ma la tempistica della conversione in fatturato inciderà sulla capacità di finanziamento, sulla liquidità e sulle valutazioni aziendali.
Nell’ultimo report pubblicato martedì, l’IMF mette in guardia sul fatto che i ritorni economici degli investimenti AI potrebbero essere inferiori alle aspettative di molti operatori di mercato. Se gli investimenti continuano a crescere senza che gli utili e la produttività salgano di pari passo, il repricing degli asset collegati potrebbe rafforzarsi.
In sintesi, il recente calo dei titoli dei chip riflette non solo le incertezze sulla concorrenza ma anche una nuova attenzione del mercato ai costi del capitale e ai tassi di ritorno nei progetti AI.
Il trend AI non è finito, il mercato ora valuta chi riuscirà davvero a monetizzare i ricavi
Nonostante la serie di vendite, il mercato non ritiene che il ciclo degli investimenti AI sia finito. Dopo il lancio di un nuovo modello AI lunedì, Meta ha chiuso in controtendenza con un balzo del 3,4%, segno che la valutazione dei progressi tecnologici e della competitività di prodotto non coincide necessariamente con l’andamento globale dei titoli dei semiconduttori.
Secondo Marc Velan, direttore investimenti di Lucerne Asset Management (Singapore), la forte volatilità della borsa coreana riflette principalmente motivi di allocazione di portafoglio e costi del capitale, non un deterioramento dei fondamentali della domanda AI. Secondo la sua opinione, il settore AI sta entrando in una nuova fase dove gli investitori sono sempre più attenti alla capacità di monetizzazione e al ritorno sul capitale, piuttosto che alla sola espansione di infrastrutture.
Ciò spiega anche perché la vendita attuale delle azioni chip non equivale a un collasso della domanda AI. Che la domanda di potenza di calcolo AI continui a crescere, che gli investimenti infrastrutturali fruttino ritorni adeguati e che la competizione nello storage incida sui margini di profitto, sono questioni diverse e da valutare separatamente.
Per il mercato, la domanda chiave non è solo “quanto investiranno ancora le aziende AI”, ma soprattutto se e come questi investimenti si tramuteranno in ricavi, utili e liquidità. Il posticipo di IPO importanti, l’aumento dei costi di finanziamento, la maggiore volatilità delle obbligazioni e i cambiamenti competitivi innescati dai progressi di ChangXin sono tutti elementi che contribuiscono a questo cambiamento di logica di mercato.
La fase di entusiasmo per l’investimento in AI non è necessariamente conclusa, ma la stagione in cui bastava puntare tutto solo sulle prospettive di crescita per alimentare le valutazioni record è sotto esame. Con i costi del capitale in aumento, la competizione in evoluzione e l’incertezza dei ritorni commerciali che entrano nei modelli di pricing, la correzione dei titoli chip potrebbe essere il segnale che il mercato sta rivalutando il rapporto rischio/rendimento degli investimenti AI.
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