Secondo quanto riferito, i missili degli Houthi hanno colpito il centro decisionale di Saudi Aramco; la sede della società è stata evacuata d'urgenza e il prezzo del Brent è salito di oltre il 4% durante la sessione.
Secondo quanto riportato, gli ultimi tre piani di un edificio della sede centrale di Saudi Aramco a Dammam sono stati distrutti e la compagnia ha richiesto ai dipendenti della sede di lavorare da casa a tempo indeterminato. Dammam è il centro amministrativo e di coordinamento delle operazioni petrolifere dell'Arabia Saudita e la continuità delle sue attività è direttamente collegata alla capacità del regno di coordinare la produzione petrolifera. Giovedì, gli Houthi hanno dichiarato di aver attaccato una struttura di Saudi Aramco a Yanbu, provocando un incendio secondo quanto riferito. Il prezzo del Brent ha chiuso la giornata sopra i 113 dollari, raggiungendo il livello più alto degli ultimi cinque mesi.
I continui attacchi degli Houthi dello Yemen alle infrastrutture petrolifere chiave dell'Arabia Saudita stanno portando i rischi di sicurezza energetica in Medio Oriente a nuovi livelli. Saudi Aramco ha ordinato l'evacuazione di tutto il personale della sua sede centrale e giovedì i prezzi internazionali del petrolio sono schizzati durante le contrattazioni, mentre cresce bruscamente la preoccupazione del mercato riguardo a potenziali interruzioni dell'approvvigionamento nella regione del Golfo.
La scorsa settimana, un missile balistico degli Houthi ha colpito la zona di Dammam, dove ha sede la centrale Saudi Aramco. Secondo quanto riportato dai media giovedì 22, ora locale, Saudi Aramco ha richiesto ai dipendenti rimasti presso il quartier generale di Dhahran di evacuare e lavorare da casa a tempo indeterminato. Fonti informate riferiscono che “i tre piani superiori di un edificio della sede centrale sono stati distrutti”.
Le autorità saudite non hanno ancora rilasciato una conferma ufficiale riguardo l’attacco sopra menzionato. Secondo quanto riportato dalla televisione di Stato italiana, che cita una dichiarazione video del portavoce degli Houthi dello Yemen il 22, il gruppo ha condotto quattro operazioni militari contro l'Arabia Saudita nelle ultime 48 ore, utilizzando missili balistici e droni per colpire, rispettivamente, l'edificio del Ministero della Difesa nella capitale Riyad, l'aeroporto internazionale King Fahd a Dammam, le strutture della Saudi Aramco a Yanbu e l'aeroporto internazionale di Abha.
Sulle notizie degli attacchi agli impianti energetici e ad altre strutture saudite, i futures sul greggio Brent per dicembre sono aumentati di oltre il 4% durante la sessione di giovedì, chiudendo con un rialzo di circa il 4% a 113,17 dollari al barile, il massimo di chiusura dal 4 maggio e il maggior balzo percentuale giornaliero dall’8 ottobre. Il WTI statunitense ha superato temporaneamente i 100 dollari durante la giornata, con un aumento superiore al 3%. La rapida rivalutazione del premio di rischio legato alla sicurezza energetica sta rimodellando la percezione degli investitori sulla situazione globale in Medio Oriente.

Dettagli dei danni alla sede centrale: tre piani distrutti, nessuna chiara spiegazione per l'ordine di evacuazione
Dhahran è il centro amministrativo della Provincia Orientale dell’Arabia Saudita, nonché il cuore dell’industria petrolifera del paese, dove ha sede Saudi Aramco. Secondo quanto riferito da AFP, citando due dipendenti anonimi, un edificio all'interno del complesso della sede centrale è stato colpito direttamente, “i tre piani superiori non esistono più”.
Il portavoce della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, Turki al-Maliki, aveva annunciato il 13 ottobre che un missile balistico degli Houthi era stato intercettato e distrutto mentre si dirigeva verso Dammam. Secondo Reuters, una fonte diretta aveva rivelato che la sede centrale di Aramco era stata colpita, ma non era chiaro se l’edificio fosse stato centrato direttamente o danneggiato da frammenti dell’intercettazione.
Le autorità saudite hanno finora fornito pochi dettagli sulle perdite specifiche causate da questo attacco. Una fonte ha detto all’AFP che l’ordine di evacuazione è stato emesso “senza fornire spiegazioni specifiche”. Attualmente, non risultano segnali che anche la zona residenziale per i dipendenti vicino alla sede sia stata evacuata.
Impatto operativo: rischio indiretto su produzione e terminal di esportazione
Sebbene Saudi Aramco non abbia ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sull'eventuale danno agli impianti produttivi, l’evacuazione della sede centrale ha già inviato un forte segnale al mercato. In qualità di centro amministrativo e di smistamento dell’industria petrolifera saudita, la continuità operativa di Dhahran è direttamente legata alla capacità di coordinamento della produzione nazionale di petrolio del regno.
Secondo i resoconti, gli Houthi hanno rivendicato anche l’attacco alla città portuale saudita di Yanbu, uno dei principali terminal di esportazione petrolifera del paese: si segnala che l’attacco avrebbe causato incendi nelle strutture Aramco. Da parte saudita la notizia non ha ancora trovato conferme e lo stato operativo effettivo del terminal di esportazione di Yanbu rimane poco chiaro.
Nel frattempo, dall'inizio del mese, gli attacchi degli Houthi agli aeroporti sauditi hanno provocato 22 morti. Diversi aeroporti, incluso l'aeroporto internazionale King Fahd a Dammam, continuano a essere bersaglio, aumentando ulteriormente l’incertezza sulla logistica e la mobilità della regione.
Prezzi del petrolio e reazione del mercato: rapido ricalcolo del premio di rischio
Il prezzo del petrolio internazionale ha reagito a questi eventi in modo rapido e significativo. Il Brent ha raggiunto un massimo intraday di 113,5 dollari, con un incremento del 4,3% nella giornata; i futures WTI statunitensi di dicembre hanno chiuso in rialzo del 2,39% a 99,47 dollari al barile, toccando un massimo intraday di 100,17 dollari.
I media osservano che, dall’inizio dell’anno, il prezzo del Brent è aumentato di oltre l’80%, trainato principalmente dalle continue interruzioni nel traffico navale nel Golfo Persico a seguito dello scoppio della guerra tra Stati Uniti e Iran.
Rebecca Babin, senior energy trader di CIBC Private Wealth Group, ha dichiarato: “Le continue azioni militari, insieme ai rischi nuovamente intensificatisi dopo le elezioni di medio termine, stanno dando un supporto di base ai prezzi del petrolio. Il mercato fatica a sostenere i rialzi, ma manca anche di sufficiente convinzione per vendere.”
A livello di mercato più ampio, il sentimento di rischio geopolitico si somma alle vendite legate all’AI nei titoli tecnologici, mettendo sotto pressione l’intero comparto azionario USA.
Giovedì lo S&P 500 è sceso dell’1,43%, il Nasdaq 100 ha perso il 2,90%, mentre il settore energetico ha resistito relativamente bene, chiudendo solo in leggero calo dello 0,74%. L’indice del dollaro USA è sceso, mentre yen e franco svizzero, come valute rifugio, si sono rafforzati; i rendimenti dei titoli di Stato USA sono diminuiti sensibilmente, con il rendimento a 10 anni sceso sotto la soglia del 5%.
Situazione di sicurezza regionale: escalation degli attacchi Houthi, l’Iran minaccia di espandere il conflitto
L’attacco alla sede centrale di Aramco arriva sullo sfondo di una serie di aggressioni intensive contro le infrastrutture saudite da parte degli Houthi nelle ultime due settimane. Oltre a Dhahran e Yanbu, il gruppo ha rivendicato azioni anche contro il Ministero della Difesa a Riyad e diversi aeroporti in tutto il paese sono stati attaccati con continuità.
Allo stesso tempo, la Marina delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran ha annunciato di aver colpito quattro petroliere impegnate in trasferimenti di carico nel nord del Golfo Persico, mentre altre tre navi hanno colpito mine a ovest dello Stretto di Hormuz. L’Iran ha inoltre avvertito che, se gli Stati Uniti continueranno a incoraggiare il transito di navi attraverso lo Stretto di Hormuz, potrebbero attaccare le basi militari statunitensi e ha dichiarato la possibilità di espandere il conflitto.
Secondo quanto riportato dalla televisione di Stato italiana, che cita il New York Times del 21, le forze armate di Stati Uniti e Israele hanno già preparato piani specifici per attacchi militari contro l'Iran dopo le elezioni di medio termine USA. Tale notizia rafforza ulteriormente le aspettative del mercato di una possibile nuova escalation nella regione dopo le elezioni, continuando a sostenere il premio di rischio sui mercati energetici.
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