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Perché le azioni delle banche americane sono crollate questa settimana? L'allarme della Bank of America è solo la scintilla, l'inflazione è il "killer invisibile"

Perché le azioni delle banche americane sono crollate questa settimana? L'allarme della Bank of America è solo la scintilla, l'inflazione è il "killer invisibile"

智通财经智通财经2026/09/17 08:56
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Per:智通财经

L'indice KBW delle azioni bancarie è sceso del 2,9% mercoledì, segnando la più grande perdita giornaliera dall'inizio di febbraio, mentre la perdita settimanale si è ampliata al 5%.

Secondo quanto riportato da Finanza Intelligente APP, la Federal Reserve ha alzato i tassi d'interesse come previsto mercoledì, inviando anche segnali "falco" di possibili ulteriori aumenti nel corso dell'anno. L'indice KBW delle banche ha chiuso la giornata in calo del 2,9%, registrando la maggior perdita giornaliera da febbraio, mentre la perdita settimanale si è ampliata fino al 5%. La vendita dei titoli bancari di questa settimana è il risultato della combinazione di molteplici pressioni: le caute indicazioni sui risultati comunicate dal CEO di Bank of America (BAC.US) hanno immediatamente alimentato le preoccupazioni del mercato sul peggioramento dei fondamentali bancari; cause più profonde, però, si trovano nell'inflazione persistente, le anomale dinamiche della struttura dei tassi e l'incertezza del mercato obbligazionario globale.

Scintilla diretta: Le indicazioni caute del CEO di Bank of America fanno crollare il settore

Il fattore scatenante immediato della vendita delle banche questa settimana proviene dalle dichiarazioni del CEO di Bank of America, Brian Moynihan, durante un convegno di settore organizzato da Barclays.

Moynihan ha affermato che il reddito da trading del terzo trimestre della banca dovrebbe essere "sostanzialmente in linea" con quello dell'anno precedente, in netto contrasto con la solida performance registrata dalle attività di trading di Wall Street nella prima metà dell'anno. Moynihan prevede inoltre ricavi da investment banking per il terzo trimestre pari a circa 1,6-1,8 miliardi di dollari, mentre gli analisti ne attendevano quasi 2 miliardi.

Dopo queste dichiarazioni, il titolo Bank of America ha perso fino al 6% durante la sessione di lunedì, registrando il maggior calo intraday da aprile dello scorso anno, chiudendo infine in ribasso del 5,14%. Anche i titoli di altri grandi nomi di Wall Street, come Goldman Sachs (GS.US) e Morgan Stanley (MS.US), hanno subito pressioni.

È importante notare che Moynihan ha sottolineato chiaramente che l'incertezza sull'andamento dei tassi d'interesse rappresenta il fattore chiave che attualmente influenza le attività del mercato dei capitali. Solo quando le imprese avranno maggiore certezza sui costi di finanziamento futuri, saranno più propense a decidere di emettere debito. In altre parole, il problema attuale non è solo il livello dei tassi, ma anche la forte volatilità di questi ultimi, che sta frenando la volontà delle imprese di finanziarsi e le attività di investment banking delle banche.

Cause profonde: Inflazione elevata, margine di interesse netto compresso su entrambi i fronti

L’allarme sui risultati lanciato da Bank of America ha avuto un impatto così forte sul mercato perché rivela un problema più radicato: l’inflazione superiore alle attese sta spingendo al rialzo i tassi d’interesse in modo sfavorevole per le banche.

L’origine dell’attuale inflazione risale a circa sette mesi fa, con lo scoppio del conflitto tra Iran e Stati Uniti. Il conflitto ha causato uno shock energetico globale, facendo salire rapidamente i prezzi del petrolio e, di conseguenza, l’intera struttura dei prezzi. L’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve, ovvero il Personal Consumption Expenditure Price Index (PCE), è passato da meno del 3% a febbraio a oltre il 4% a maggio; anche il core PCE, che esclude le fluttuazioni di cibo ed energia, ha raggiunto un picco del 3,5%. Sebbene successivamente abbia mostrato un calo, il PCE generale è ancora superiore al 3,5% e quello core si mantiene intorno al 3,3%, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Fed.

Perché le azioni delle banche americane sono crollate questa settimana? L'allarme della Bank of America è solo la scintilla, l'inflazione è il

L’inflazione rappresenta una pressione per le banche principalmente perché altera la struttura dei tassi. Gli investitori in reddito fisso vedono l’inflazione come una perdita futura del potere d’acquisto dei loro capitali; quando le aspettative d’inflazione salgono, richiedono un rendimento maggiore come compenso. Questo fa aumentare i tassi di interesse a lungo termine: questa settimana, il rendimento dei Treasury decennali statunitensi ha superato il 5%, riflettendo direttamente l’intensificarsi delle aspettative inflazionistiche.

Secondo Jeremy LaKosh, editorialista di Seeking Alpha, il cuore del problema risiede nel modello di guadagno delle banche: esse prendono in prestito sul mercato a breve termine e concedono prestiti a lungo termine, guadagnando sulla differenza—il margine di interesse netto. In cicli normali di rialzo, l’aumento dei tassi brevi trascina verso l’alto anche quelli sui prestiti, ampliando quindi il margine netto di interesse. Tuttavia, questa volta la situazione è del tutto diversa.

Il Tesoro USA sta agendo per abbassare i rendimenti a lungo termine tramite operazioni di “vendita di debito a breve e acquisto di debito a lungo”. I dati mostrano che, dall’ultima riunione della Fed, il rendimento dei Treasury a lunga scadenza è salito di circa 15 punti base, mentre quelli a due-cinque anni sono aumentati di oltre 40 punti base. Sebbene tali manovre abbiano ottenuto qualche effetto, il Tesoro deve comunque emettere bond a breve termine per raccogliere fondi, cosa che spinge ulteriormente verso l’alto i tassi brevi.

Perché le azioni delle banche americane sono crollate questa settimana? L'allarme della Bank of America è solo la scintilla, l'inflazione è il

Questo significa che il costo del finanziamento a breve per le banche sta salendo rapidamente, ma i rendimenti sui prestiti a lungo termine sono invece compressi dalle manovre del Tesoro. I costi di funding aumentano più rapidamente dei ricavi da prestito, il margine di interesse netto si riduce e i profitti delle banche ne risentono inevitabilmente.

Pressione ancora alta sulle banche: inflazione difficile da contenere con i soli tassi; la volatilità diventa la variabile chiave

La Federal Reserve ha alzato mercoledì di 25 punti base il tasso al range 3,75%—4,00%, primo aumento dal luglio 2023, segnalando inoltre che altri aumenti sono possibili entro l’anno. Tuttavia, per le banche il punto chiave non sono gli aumenti in sé, ma il fatto che gli investitori temano che i rialzi non riescano a rallentare le aspettative d’inflazione e che, insieme alle emissioni del Tesoro americano, comprimanO ulteriormente i margini bancari.

Diversi operatori di mercato ritengono che l’attuale inflazione sia dovuta principalmente a fattori di offerta e che un aumento dei tassi sia poco efficace. LaKosh concorda teoricamente, ma sottolinea che la chiave per capire se questa inflazione sia transitoria sta nell’osservare se quella “da servizi” prenderà piede.

Oggi, la maggior parte delle pressioni inflazionistiche rimane concentrata sui beni. Tuttavia, se l’inflazione dovesse estendersi ai servizi, potrebbe essere necessario intervenire ancora più decisamente sui tassi per riportare i prezzi sotto controllo. L’esperienza post-pandemica lo dimostra: una volta che l’inflazione dei servizi si radica, il costo in termini di politica economica aumenta notevolmente.

Perché le azioni delle banche americane sono crollate questa settimana? L'allarme della Bank of America è solo la scintilla, l'inflazione è il

Prima dell’azione della Federal Reserve, alcuni suggerivano di anticipare i rialzi proprio per evitare il radicarsi dell’inflazione nei servizi e contenere la volatilità dei tassi. Ora che la Fed ha optato per un rialzo e ha segnalato che potrebbero essercene altri, la reazione del mercato di questa settimana mostra che l’aumento dei tassi da solo non basta a dissipare i timori sull’inflazione. La maggior parte degli economisti prevede che solo nel 2028 si potrà tornare all’obiettivo del 2% di inflazione.

Per le banche, le variazioni di breve periodo dei risultati sono sicuramente da monitorare, ma la variabile più importante resta la capacità dei tassi di stabilizzarsi rapidamente. Anche Moynihan concorda: “Alla fine i tassi troveranno una stabilità e credo che ciò aiuterà parte delle attività di trading”.

Dal punto di vista dell’investitore, l’impatto dell’aumento dei tassi sui profitti bancari non è sempre positivo. In fasi di fondamentali solidi, con espansione del credito e margine in crescita, i titoli bancari tendono a salire; ma se le prospettive economiche peggiorano, i rialzi possono essere una “doppia sconfitta” per utili e valutazioni. L’attuale reazione dei mercati mostra che gli investitori stanno rivalutando le prospettive di profitto delle banche in un contesto d’inflazione e che questo processo di ribalutazione non è ancora terminato.

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Esclusione di responsabilità: il contenuto di questo articolo riflette esclusivamente l’opinione dell’autore e non rappresenta in alcun modo la piattaforma. Questo articolo non deve essere utilizzato come riferimento per prendere decisioni di investimento.

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