Lo yen si avvicina di nuovo a 160, UBS avverte: dopo la “pulizia” degli short, si riapre la finestra per le posizioni ribassiste
Dopo l'aumento dei tassi da parte della Banca centrale del Giappone, lo yen non si è apprezzato ma ha continuato a indebolirsi, mettendo a rischio il livello di 160. Secondo UBS, le posizioni nette lunghe degli hedge fund non rappresentano un segnale rialzista, ma piuttosto l'inizio di una nuova fase di vendite allo scoperto dopo la chiusura delle posizioni corte precedenti. La promessa di Besente di uno "yen forte" potrà essere mantenuta solo se gli Stati Uniti interverranno nuovamente insieme al Giappone. Se il cambio scenderà sotto quota 160, potrebbe essere attivato un intervento congiunto tra Stati Uniti e Giappone, ma la leva potenziale degli Stati Uniti potrebbe consistere nel chiedere al Giappone di mostrare una maggiore volontà di aumentare i tassi in modo aggressivo.
Lo yen continua a essere sotto pressione, il rischio di intervento si riaccende e i sottili cambiamenti nella struttura del mercato stanno gettando le basi per una nuova offensiva ribassista.
Il dollaro/yen è salito rapidamente sopra i 158 dopo la fine delle festività in Giappone, a un passo solamente dalla soglia dei 160. La Bank of Japan venerdì scorso haalzato i tassi di 25 punti base, ma le dichiarazioni del governatoreKazuo Ueda non hanno soddisfatto le aspettative del mercato su ulteriori strette, causando un calo dello yen nonostante l'aumento e un netto deprezzamento nelle ultime due settimane.

Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di stato giapponesi a 10 anni sono balzati giovedì di 10 punti base al 3,075%, toccando il massimo dal 1996, mentre la vendita globale di obbligazioni e la pressione fiscale interna si sono sommate, intensificando ulteriormente la volatilità del mercato.
Cambiamento chiave nelle posizioni degli hedge fund: secondo gli ultimi dati della CFTC, nella settimana terminata il 15 settembre, per la prima volta dopo sette mesi gli hedge fund sono tornati net long sullo yen, con una posizione rialzista di circa 251 miliardi di yen (circa 1,6 miliardi di dollari). Il team di strategist di UBS sottolinea che gli short speculativi sullo yen sono stati "completamente azzerati", creando spazio per la ricostruzione di posizioni ribassiste sul mercato.
La contraddizione centrale che il mercato affronta attualmente è: incertezza sulla traiettoria dei tassi BoJ, attese di politica monetaria aggressiva da parte della Fed e pressioni rialziste sui tassi a lungo termine causate dall'espansione fiscale giapponese: questi tre fattori congiunti schiacciano lo yen, mentre la minaccia dell'intervento viene gradualmente assorbita dal mercato. La promessa sullo "yen forte" di Suzuki sarà sottoposta al vero stress test presso la soglia dei 160.
L’aumento dei tassi non salva lo yen, la soglia dei 160 torna sotto i riflettori
All’ultimo meeting della Bank of Japan del 18 settembre, è stato deciso un rialzo di 25 punti base, ma questa mossa non è riuscita a invertire la debolezza dello yen. Le dichiarazioni di Ueda dopo la riunione sono state percepite come accomodanti, senza fornire sufficienti indicazioni su ulteriori strette e quindi lo yen ha continuato a indebolirsi anche dopo il rialzo, con USD/JPY che ha superato temporaneamente i 158.
Vale la pena notare che la decisione sull’aumento dei tassi non è stata approvata all’unanimità: due membri del comitato hanno votato contro e nessuno ha proposto un rialzo di 50 punti base.
Matthew Ryan, responsabile strategia di Ebury Partners, osserva che "se il mercato non crede nella possibilità di ulteriori strette da parte della BoJ, lo yen resterà vulnerabile a ulteriori perdite nel breve periodo. Gli interventi sulle valute sono per natura uno strumento pochissimo affilato e, senza un forte supporto di politica monetaria, le autorità giapponesi avranno difficoltà a frenare le vendite di yen."
I rendimenti dei titoli nipponici ai massimi da trenta anni: pressioni interne ed estere si sommano
Alla riapertura dopo le festività, il mercato giapponese ha subito uno shock immediato. Giovedì il rendimento del decennale giapponese è balzato di 10 punti base al 3,075%, il livello più alto dal 1996; il rendimento a 5 anni è aumentato di 9,5 punti al 2,37%, con l’intera curva dei rendimenti in rialzo.
Le pressioni esterne arrivano dagli Stati Uniti: dati macroeconomici solidi e un’asta di Treasury sottotono hanno spinto i rendimenti statunitensi ai massimi da 20 anni, mentre il rincaro del petrolio ha rafforzato le attese di inflazione e il mercato ha prezzato in modo sempre più aggressivo una Fed restrittiva.
Sul fronte interno, anche la pressione fiscale non può essere trascurata. Secondo alcuni report, il governo giapponese sta valutando di alzare il target di spesa per la difesa a medio termine al 3,5% del Pil, in linea con la NATO e altri alleati degli Stati Uniti. Questo potenziale aumento di spesa ha intensificato l’attenzione del mercato sulla strategia fiscale del primo ministro Sanae Takaichi, mettendo sotto pressione la parte lunga dei titoli di stato.
Riposizionamento ribassista completato, si apre una nuova finestra per gli short
I dati sulle posizioni CFTC evidenziano un cambiamento strutturale interessante: nella settimana fino al 15 settembre, gli hedge fund sono passati da net short a net long sullo yen per la prima volta da luglio 2025, con posizioni nette lunghe verso i 251 miliardi di yen.
Tuttavia, il team degli strategist di UBS guidato da Shahab Jalinoos sottolinea che questo non rappresenta un segnale rialzista, ma è il risultato dello "stop out" degli short. Sostengono che gli short speculativi sullo yen sono stati "totalmente azzerati", e in un contesto in cui il carry trading resta vantaggioso e lo spread tra JPY e USD è ampio, questo crea condizioni favorevoli per una ricostruzione di posizioni ribassiste.
In altre parole, la comparsa di net long potrebbe non essere l’inizio di una fase di inversione dello yen, bensì il preludio di un nuovo ciclo short. Carol Kong, strategist di Commonwealth Bank of Australia, afferma: "Se i tassi sui Treasury USA continuano a salire e il mercato continua a mettere alla prova la determinazione delle autorità giapponesi a sostenere lo yen, il cambio USD/JPY potrebbe superare rapidamente quota 160."
Soglia d’intervento e promessa di Suzuki: azione congiunta ancora possibile?
La soglia dei 160 ha un significato che va ben oltre la mera tecnica. Ray Attrill, responsabile strategia FX della National Australia Bank, afferma: “Sicuramente possiamo ritornare a 160, ma prevedo che anche solo il rischio di intervento impedirà un superamento netto di questo livello.”
Tuttavia, la reale efficacia di un intervento dipende in larga misura dalla partecipazione di Washington. Secondo Attrill, l’intervento unilaterale del Giappone, quando gli elementi di base della politica monetaria non sono favorevoli, difficilmente produce effetti persistenti e il mercato può rapidamente assorbire un’altra operazione isolata.
Quest’estate, gli Stati Uniti sono intereventui congiuntamente con il Giappone acquistando yen, alzando il costo del rischio per chi fa short sulla valuta nipponica. Il ministro delle finanze Suzuki ha più volte dichiarato pubblicamente il supporto alla forza dello yen, mandando messaggi chiari ai trader. Se il cambio USD/JPY dovesse ritornare a 160, la credibilità di Suzuki verrà direttamente messa alla prova.
Attrill aggiunge che un ulteriore coinvolgimento americano nell’intervento potrebbe essere subordinato a condizioni – ovvero che il Giappone mostri una volontà di accelerare e approfondire i rialzi più rapidamente di quanto il mercato si aspetta oggi. Satomi Katayama ha già confermato che il framework per un intervento congiunto USA-Giappone resta valido, ma la reale linea rossa del Tesoro americano e le condizioni che innescherebbero un’azione congiunta rappresentano la maggiore fonte di incertezza per il mercato.
Secondo gli analisti, l’efficacia dei cosiddetti “rate check” si è dimostrata breve e limitata, con il mercato che mostra crescente scetticismo verso interventi unilaterali da parte delle autorità giapponesi. In questo contesto, la valutazione del rischio di intervento vicino alla soglia dei 160 sta cambiando in maniera silenziosa nei mercati delle opzioni.
Carol Kong sottolinea che, se il cambio USD/JPY dovesse superare rapidamente i 160, si assisterebbe a un “aumento sostanziale della probabilità di azione ufficiale”, soprattutto considerando i recenti precedenti di rate check e lo storico delle azioni congiunte. Un superamento rapido di quota 160 potrebbe portare a un repricing del risk reversal sulle opzioni, amplificando così la volatilità del cambio.
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